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Martedì, 18 Giugno 2024
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Il latte intero come la Coca zero: come il nuovo Nutriscore classifica le bevande

L'etichetta nutrizionale a semaforo, usata in mezza Europa, aggiorna le sue valutazioni sulle bibite, penalizzando quelle con alti contenuti di grassi e zuccheri. Ma non tiene conto di altri fattori benefici

Bere del latte intero verrà valutato alla stessa stregua di una bevanda gasata come la Coca zero. Questo almeno volendo seguire le indicazioni del Nutriscore, l'etichetta nutrizionale a semaforo, introdotta in Francia ormai sei anni fa e che l'Unione europea potrebbe adottare a livello comunitario rendendola obbligatoria in tutti gli Stati membri. Per il momento, il Nutriscore è stato adottato in 7 Paesi europei, tra cui anche Germania, Spagna e Olanda, e viene aggiornato regolarmente da un comitato scientifico. L'ultimo aggiornamento riguarda le bevande. 

Puniti gli zuccheri

Come riporta il quotidiano belga Le Soir, le aziende che hanno aderito al protocollo, apponendo su base volontaria il Nutriscore agli alimenti, hanno davanti due anni per eventualmente adattare la composizione delle bibite, mentre le nuove aziende che decideranno di aderire si vedranno attribuire direttamente la lettera in base ai calcoli già effettuati. In questo contesto l'unica a cui viene garantita di sicuro la A di colore verde (il livello considerato più salutare) è l'acqua minerale, indispensabile per il nostro organismo. A essere puniti saranno invece soprattutto i succhi e le bibite, in base alla quantità di zuccheri aggiunti presenti. Maggiore è la quantità di questi ultimi più si va verso un colore "punitivo", come il giallo (C), l'arancione (D) ed il rosso (E). Ad una bevanda gasata, come la Coca cola zero, ad esempio, dovrebbe essere attribuita una C.

Latte e i suoi derivati

Per i succhi di frutta sarà fondamentale anche la loro composizione, per stabilire se si possa parlare di succo puro, concentrato, nettare o smoothies. Un caso peculiare è quello delle bevande a base di latte, come yogurt o caffellatte già miscelato. Una soglia minima di latte, pari all'80%, sarà richiesta per poter rientrare in questa categoria di prodotti. Anche in questo caso sarà determinante la quantità di zuccheri o edulcoranti. Dall'articolo trapela che una valutazione migliore (B) verrà attribuita ai prodotti scremati e parzialmente scremati rispetto al latte intero, cui dovrebbe toccare una nota peggiore. "La futura C del latte intero non deve ipotecare il suo grande valore nutrizionale", ha sottolineato Laurence Doughan, esperta in politica della nutrizione presso l'istituto Spf di Salute Pubblica del Belgio, precisando che "il grasso che contiene non presenta veri rischi per la salute". L'esperta ha poi messo in luce altri valori aggiunti di questo prodotto: la sua capacità di essere ultra-competitivo sia in termini di costi che di apporto nutrizionale, dato che contiene al tempo stesso calcio, proteine animali e lo iodio. Tutti elementi indispensabili, in particolare per bambini, adolescenti e donne incinta.

Opposizione tricolore

Ciò nonostante, la lettera attribuita ad una bevanda reputata da molti nutrizionisti fondamentale per la crescita, si ritroverà sullo stesso piano di una bibita gasata, priva di qualunque apporto alla salute. Al momento i "voti" del Nutri-score sono attribuiti alle imprese dell'agroalimentare che decidono di aderirvi su base volontaria. Mentre alcuni giganti come Nestlé hanno deciso di applicarlo, altri colossi dell'agroalimentare continuano ad opporvisi strenuamente, come Coca cola o l'italiana Ferrero. Allineata a questa posizione "di traverso" c'è anche l'Italia, col governo di Giorgia Meloni che prosegue la posizione già adottata dai precedenti governi a guida Giuseppe Conte e Mario Draghi. "Per il momento la legislazione europea non permette di renderlo vincolante, ma presto cambierà per rendere obbligatorio un sistema di etichettatura nutrizionale complementare nel quadro della strategia Farm to fork", ha dichiarato convinta Laurence Doughan.

Voti in evoluzione

Oltre alla Francia, finora hanno aderito Belgio, Lussemburgo, Olanda, Germania e Spagna (membri Ue), insieme con la Svizzera. Fare parte di questo "club della nutrizione" può anche avere i suoi vantaggi, ad esempio contribuendo con studi e approfondimenti, in maniera tale da far apportare modifiche decisive nell'attribuzione di lettere/colori. "A partire dal suo concepimento nel 2014, era previsto che la metodologia evolvesse in funzione dei progressi scientifici, dell'esperienza e dei mercati", ha precisato Serge Hercberg, l'inventore dell'etichetta a semaforo, in un podcast di France Inter dedicato all'argomento. Secondo il padre del Nutriscore, questo strumento si è affinato, correggendo delle incongruità, come nel caso dell'olio di oliva che risultava meno salutare di una soda all'aspartame, darto che si calcolava il suo apporto di grasso in base a 100 grammi. Una quantità inverosimile rispetto ai consumi reali quotidiani. Lo scorso autunno, per esempio, i sette Paesi che hanno deciso di applicare l'etichetta hanno attribuito un maggior valore agli alimenti ricchi in Omega3 (come i pesci grassi e gli oli vegetali), mentre hanno scelto di penalizzare i cibi a base di carni rosse. A dimostrazione che l'etichetta non è statica, ma si evolve in base ai contenuti e alle priorità di chi decide di adottarla.

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