Martedì, 19 Ottobre 2021
Salute

Dagli scarti del limone integratori per prevenire diabete e obesità

Una tecnologia che si basa sull’utilizzo della tecnologia ‘separazione su membrana’ permette di estrarre sfere ricche di composti bioattivi dai rifiuti della lavorazione di questi agrumi

Trasformare degli scarti della lavorazione del limone in integratori e nutraceutici da utilizzarsi nella prevenzione di alcune patologie come obesità, diabete, ipercolesterolemia e disturbi cardio-vascolari. È questo l'obiettivo del nuovo progetto messo a punto da Enea in collaborazione con le aziende siciliane Navhetec e Agrumaria Corleone, un'invenzione che si basa sull’utilizzo della tecnologia ‘separazione su membrana’, messa a punto da Enea, che viene abbinata a successive fasi di incapsulamento ed essiccazione mediante tecnologia di spray-drying o essiccazione a spruzzo.

Grazie a questo procedimento dagli scarti e dai sottoprodotti ottenuti durante la lavorazione del limone si ottengono delle nanovescicole, ovvero piccolissime sfere ricche di composti bioattivi come acidi nucleici, polifenoli, lipidi e proteine. Come riporta una nota di Enea alcuni studi in vivo e in vitro effettuati da Navhetec già nel 2015 hanno dimostrato una forte azione di riduzione della crescita di cellule tumorali, mentre studi in corso ne evidenziano le proprietà antinfiammatorie. Inoltre, nel 2019, a seguito della sperimentazione del sistema brevettato su alcuni volontari sani, è emersa una riduzione di alcuni fattori di rischio cardiovascolare, quali colesterolo-LDL e circonferenza vita. L'invenzione brevettata è applicabile anche ad altre matrici vegetali e consente di ottenere un prodotto di facile dosaggio ed utilizzo, ad alta stabilità e conservabilità, facilmente trasferibile su scala industriale, con costi e tempi di produzione ridotti rispetto alle tecniche tradizionali di ultracentrifugazione.

“Il brevetto, utile anche per la formulazione di cibi e bevande con proprietà nutraceutiche, si ispira al principio zero waste nei processi produttivi ed è in grado di rispondere sia a esigenze ambientali che economiche, legate da una parte all’abbattimento dei costi di smaltimento e dall’altra alla trasformazione degli scarti agroindustriali in bioprodotti ad alto valore aggiunto”, sottolinea Paola Sangiorgio, ricercatrice del Laboratorio Bioprodotti e Bioprocessi del Centro Ricerche Enea della Trisaia.

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