rotate-mobile
Martedì, 4 Ottobre 2022
Il libro

Come le lobby agroalimentari provano a condizionare le politiche sulla salute pubblica

Influenzare la politica, screditare gli scienziati, minacciare in anonimato. Sarebbero alcune delle strategie dell'industria del cibo contro l'etichetta Nutriscore (e non solo), denunciate in un libro inchiesta

Attacchi molteplici, agguati e trappole. Non è lo scenario di un videogioco di guerra, ma il quadro dettagliato di come le lobby dell'agroalimentare avrebbero provato a screditare il Nutriscore, l'etichetta a semaforo utilizzata in diversi Paesi europei per orientare i consumatori verso scelte ritenute più salutari. La denuncia arriva direttamente da uno dei “padri” di questo sistema, il professore di epidemiologia nutrizionale Serge Hercberg, che nel libro “Mangia e stai zitto” (Mange et tais-toi) descrive la sua personale esperienza in questa battaglia contro i colossi dell'industria del cibo.

Screditare la scienza

Il logo a cinque colori, adottato in Francia nel 2007, fornisce informazioni sulla qualità nutrizionale di un alimento: dalla verde A più salutare alla rossa E indice di scarso benessere del prodotto. In una lotta senza esclusione di colpi, i gruppi dell'agroalimentare hanno tentato di evitare fino all'ultimo la sua introduzione, temendo ripercussioni gravi nella vendita sugli scaffali. Hercberg descrive la gamma di strategie adottate. In primo luogo sarebbe stata messa in dubbio la validità scientifica del sistema. Poi le lobby avrebbero tentato di proporre un contro-logo, meno chiaro e diretto, infine avrebbero provato a influenzare la politica. Gli attacchi sarebbero poi degenerati nella sfera personale, screditando i membri del team che avevano progettato e testato il logo, o individualizzando il dibattito.

Demoni e grassi

Tra coloro che avrebbero ricevuto maggiori pressioni lo stesso autore del libro, che ha presieduto il Programma Nazionale Nutrizione e Salute in Francia dal 2001 al 2017. Adesso che l'Ue sta provando ad estendere l'utilizzo di questa etichetta a tutti gli Stati membri, la battaglia contro l'etichetta a semaforo è stata sostenuta da molti produttori italiani (e non solo), in particolare di olii, formaggi e salumi, che si sentono eccessivamente penalizzati dall'algoritmo che attribuisce i colori ai diversi cibi. Dal nostro Paese è partita la proposta di una contro-etichetta, il NutrInform, un'etichetta a batteria esprime un'indicazione nutrizionale sulla base del consumo medio di un determinato alimento, mentre il Nutriscore assegna un valore assoluto a prescindere dalle quantità effettivamente consumate in un pasto normale.

Pressioni istituzionali

Secondo Hercberg il Nutriscore è solo l'ultimo di una lunga serie di contrasti, ogni qual volta si tenti di toccare gli interessi legati al cibo, in particolare quando si tratta di alimenti ricchi di sale, zuccheri e grassi. Tra le figure impegnate a esercitare pressioni non figurerebbero solo i rappresentanti di Big Food, ma tutta una serie di attori: "Ci imbattiamo in produttori di alimenti (grandi o piccoli), nella grande distribuzione, in settori o industrie agricole e, a seconda dell'argomento, anche nei media e nelle agenzie pubblicitarie, nei produttori o gestori di distributori automatici di prodotti per la merenda, nel mondo della moda...”, scrive l'autore. La cifra d'affari in Francia equivale a circa 18 miliardi di euro, suddivise tra 17600 aziende, che aderisco all'Ania (l'Associazione nazionale dell'industria alimentare francese).

Strategie variegate

Le mosse sono le più svariate, come quando nel 2004, a causa dell'adozione del divieto di distributori automatici di snack nelle scuole, l'esperto racconta di aver ricevuto lettere e telefonate anonime di minaccia. In altri casi, le intimidazioni sono pubbliche, come quando Jean-René Buisson, allora presidente dell'Ania, a proposito del problema della pubblicità degli alimenti per bambini, si rivolse direttamente al ministro della Salute dicendogli: "Lasciateci in pace. Se non abbiamo più pubblicità, avrete problemi con i vostri canali televisivi preferiti. Questo vi causerà altri problemi e noi non riusciremo a vendere i nostri prodotti. Lasciateci vivere e noi, in cambio, vi restituiremo il favore, ve lo assicuro". L'Ania è stata anche a capo della crociata contro il NutriScore, definendolo come le "tavolette colorate del professor Hercberg".

Tentativi di "asfissia"

L'obiettivo sarebbe stato di ridurre la proposta, frutto di diversi anni di ricerca, a una semplice invenzione di un singolo. Un esempio di personalizzazione come strumento per creare dubbi. Hercberg definisce la stretta esercitata dalle lobby come “metodi di asfissia”, tale è la mole di telefonate, mail, riunioni e dichiarazioni agguerrite che sgorgano ad ogni tentativo di fornire ai cittadini informazioni chiare sulla nutrizione e i rischi per la salute. Dal canto suo Hercberg, per sfuggire a qualunque polemica e poter sostenere liberamente le sue posizioni, ha optato negli anni 2000 per una linea chiara: non accettare alcun finanziamento o beneficio dagli industriali.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Come le lobby agroalimentari provano a condizionare le politiche sulla salute pubblica

AgriFoodToday è in caricamento