Giovedì, 23 Settembre 2021
Salute

Il 60% dei prodotti Nestlé "non sono salutari", lo dice la stessa Nestlé

Un documento interno della multinazionale reso noto dal Financial Times rivela la difficoltà dell'azienda nel coniugare profitti e salubrità di alimenti e bevande. Un problema non certo solo del gigante svizzero

Da Nesquik all'aranciata San Pellegrino: oltre il 60% dei prodotti alimentari e delle bevande di Nestlé sono da considerarsi "non salutari" secondo gli standard internazionali. A dirlo è la stessa Nestlé in alcuni documenti aziendali interni visti dal Financial Times.

I prodotti non salubri

"Alcune delle nostre categorie e prodotti non saranno mai 'salutari', non importa quanto rinnoviamo", si legge in una presentazione consegnata ai massimi dirigenti della più grande multinazionale alimentare del mondo. Nella presentazione, c'erano anche le statistiche di alcuni dei prodotti che la stessa dirigenza Nestlé considera tra i più malsani realizzati e venduti dai suoi diversi marchi: tra quelli conosciuti anche alle nostre latitudini ci sono la "bevanda San Pellegrino al gusto di arancia con 7,1 g di zucchero per 100 ml e il latte in polvere alla fragola di Nesquik con 14 g di zucchero in una porzione da 14 g", scrive BusinessInsider. Il quale ricorda che proprio il Nesquik alla fragola viene commercializzato con il claim: "Perfetto a colazione per preparare i bambini alla giornata".

L'avanzata dei salutisti

Il marketing puo' aiutare a superare alcuni problemi, ma non tutti. Anche perché, come avverte il documento interno di Nestlé, l'attenzione dei consumatori verso i prodotti salubri e le pressioni delle autorità sanitarie sul cibo (si pensi alla "sugar tax") potrebbero mettere a rischio il business anche di un gigante come quello svizzero: "Abbiamo apportato miglioramenti significativi ai nostri prodotti", si legge sempre nella presentazione, ma "il nostro portafoglio ha ancora prestazioni inferiori rispetto alle definizioni esterne di salute in un panorama in cui la pressione normativa e le richieste dei consumatori sono alle stelle". L'amministratore delegato Mark Schneider aveva dichiarato a Bloomberg a settembre che l'azienda sta facendo continui investimenti nella salubrità dei suoi prodotti, ma "dolciumi e cioccolato rispondono a un profondo bisogno umano e resteranno sempre" sugli scaffali dei supermercati.

Le etichette nutrizionali

Ma chi decide se un cibo è sano? A livello internazionale, come dicevamo, uno dei sistemi più noti e usati anche da diversi ricercatori internazionali è lo Health stars rating elaborato dall'Australia e adottato anche in Nuova Zelanda, dove vengono assegnate delle stelle da 0,5 a 5 in base a determinati parametri. In Europa, come sappiamo, alcuni Paesi come la Francia, la Germania o la stessa Svizzera hanno adottato il Nutriscore (che potrebbe diventare l'etichetta nutrizionale Ue), mentre l'Italia ha elaborato e proposto, ma non ancora attuato, il Nutrinform. In tutti questi casi, l'obiettivo è di orientare i consumatori verso cibi più sani. Ma le etichette hanno sollevato un dibattito in cui non manca chi ne mette in dubbio l'attendibilità. 

Equilibrio tra salute e divertimento

Queste etichette "consentono ai consumatori di fare scelte informate. Tuttavia, non catturano tutto", ha detto un portavoce dell'azienda in una dichiarazione a Insider. "Circa la metà delle nostre vendite non è coperta da questi sistemi. Ciò include categorie come nutrizione infantile, prodotti sanitari specializzati e alimenti per animali domestici, che seguono standard nutrizionali regolamentati". "Crediamo che una dieta sana significhi trovare un equilibrio tra benessere e divertimento. Questo include essere un po' indulgenti verso i cibi non sani, che vanno però consumati con moderazione", ha aggiunto il portavoce.

La professoressa Marion Nestle (nessuna parentela), che fa ricerca in scienze nutrizionali alla Cornell, ha detto al Financial Times che un portafoglio sano è probabilmente fuori dalla portata per le grandi società quotate in borsa come Nestlé. "Il compito delle aziende alimentari è generare denaro per gli azionisti e generarlo il più rapidamente e nella maggiore quantità possibile", ha affermato. Un obiettivo raggiungibile con "prodotti che raggiungono un pubblico di massa e vengono acquistati dal maggior numero possibile di persone", e questo porta, tanto per offerta, quanto per domanda, a privilegiare il "cibo spazzatura". Nestlé, ha aggiunto la professoressa, "è un'azienda molto intelligente", ma i loro centri di ricerca hanno un grande problema: "Gli scienziati hanno lavorato per anni per cercare di capire come ridurre il contenuto di sale e zucchero senza modificare il profilo aromatico e indovinate un po', è difficile farlo", ha concluso

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