Lunedì, 20 Settembre 2021
Salute

Basta spot di cibo spazzatura in tv (prima delle 21) e online, così il Regno Unito combatte la piaga dell'obesità

Dopo la sugar tax, Londra lancia una stretta sul junk food. I media temono perdite pubblicitarie per 600 milioni di sterline all'anno. Ma il testo, presentato a un anno dal suo annuncio, contiene diverse scappatoie

Dopo aver contratto il Covid, ed essere finito in terapia intensiva, è diventato un paladino del salutismo e della lotta all'obesità. Lui che da corrispondente a Bruxelles del Daily Telegraph criticava apertamente la svolta salutista dell'Ue. Errori di gioventù ammessi dallo stesso Boris Johnson, che adesso, a un anno di distanza dall'annuncio, è pronto a trasformare in realtà la sua crociata contro il junk food, il cibo spazzatura, tra i principali indiziati del sovrappeso dei britannici, secondi solo ai maltesi per i problemi con la bilancia (e la salute alimentare). Dal 2023, le tv del Regno Unito non potranno più trasmettere le pubblicità dei prodotti alimentari o delle bevande più caloriche prima delle 21.

Stop anche agli annunci online

Il provvedimento sarà presentato nelle prossime ore e prevede una stretta sulle pubblicità anche per il web: secondo quanto anticipa il Guardian, il divieto interesserebbe tutte le forme di marketing digitale a pagamento, dalle inserzioni su Facebook ai risultati di ricerca a pagamento su Google, promozioni di messaggi di testo e attività a pagamento su siti come Instagram e Twitter. Si stima che ogni anno nel Regno Unito vengano spesi più di 400 milioni di sterline per la pubblicità di prodotti alimentari online. Altri 200 milioni di perdite colpirebbero emittenti come Itv, Cannel 4, Channel 5 o Sky.

Le scappatoie

Il testo è stato peraltro alleggerito rispetto a quello fatto circolare originariamente un anno fa e che l'industria alimentare e quella editoriale avevano criticato come eccessivamente draconiana, con qualche esenzione e l'esclusione di alcuni specifici prodotti dal bando. Ad esempio, continuerà a essere consentita la pubblicità esclusivamente del marchio. Ciò significa che un'azienda spesso associata a cattive abitudini alimentari, come McDonald's, potrà fare pubblicità finché non verranno visualizzati prodotti considerati spazzatura. I marchi potranno inoltre continuare a promuovere i propri prodotti sui propri siti web e account di social media (quindi un banner con link potrà aggirare per esempio lo stop agli spot online). Le piccole e medie imprese, inoltre, continueranno a essere autorizzate a pubblicizzare prodotti alimentari spazzatura. Sarà poi consentita la pubblicità di cibo spazzatura attraverso supporti audio, come podcast e radio, e non ci saranno nuove restrizioni per cartelloni pubblicitari, autobus e in luoghi come le stazioni ferroviarie e gli aeroporti.

Una piaga nazionale

Nel Regno Unito, due terzi degli adulti britannici pesano più della norma, un quarto è obeso. Preoccupa anche la situazione dei più piccoli: il 23 per cento dei bambini che entrano a scuola è obeso, dopo sei anni la percentuale sale al 34.  Secondo il Times, il Regno Unito è stato definito “the fat man of Europe”, il Paese grasso dell’Europa, dove l’obesità cresce più velocemente che in tutti gli altri Paesi sviluppati (il Giappone ha soltanto il 4 per cento di obesi). “Lavoro, trasporto, produzione e vendita di cibo” sono tra le cause di questi dati, secondo il report del governo che fu commissionato nel 2017. C’è poi una correlazione tra aree più povere e obesità, come ovunque, e già dal 2016 il governo inglese ha cercato di trovare politiche adatte per ridurre l’obesità infantile che nelle zone con reddito medio più basso è quasi il doppio rispetto alle aree di reddito elevato: allora era stata introdotta la “sugar tax”. Tassa che in Italia ha provocato non poche proteste. Nonostante anche il nostro Paese cominci a mostrare una crescita preoccupante dell'obesità anche tra i più piccoli.

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