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Sabato, 4 Febbraio 2023
Tradizione & Innovazione

Perché dovremmo mangiare meno riso bianco e tornare a quello integrale

Un esperto spiega che il primo è più economico ma molto lavorato e può creare problemi alla salute mentre le varietà tradizionali sono benefiche per il corpo

Abbandonare il riso bianco e recuperare le varietà di quello integrale. Queste le conclusioni a cui è giunto un celebre esperto di riso, che da anni studia il cereale, diffusosi in Asia ma ampiamente consumato anche nei Paesi Occidentali. Il dottor Sirimal Premakumara, dopo aver compiuto diversi viaggi in Sri Lanka, ha recuperato alcune varietà abbandonate dalla produzione industriale, ma che sarebbero estremamente benefiche per la salute. Secondo le sue analisi, sarebbe inutile provare a creare in laboratorio varietà "sane e resistenti" ai cambiamenti climatici, visto che queste tipologie esistono da secoli e vanno semplicemente recuperate.

I colori della salute

Premakumara era partito proprio dal progetto di sviluppare una "nuova" razza di riso ricco di ferro in grado di scongiurare le malattie, ma ha dovuto rapidamente abbandonare l'intento, visto che queste varietà esisteno già. Si tratta di riso marrone, viola, rosso. Tutte tipologie ricche di glutine, ancora coltivate in piccole quantità dai contadini dello Sri Lanka, dimenticate dal mercato a causa di un'industria avida. Agricoltori e industria da anni hanno preferito investire sulle varietà di riso bianco ad alto rendimento. Se questa tipologia in parte ha contribuito a combattere situazioni di carestia, dall'altro è servito soprattutto ad abbattere i prezzi ed aumentare i guadagni, impoverendo però le nostre diete.

Riso medicinale

Ma quello bianco è un riso più povero a livello nutrizionale ed ha forti legami con il diabete di tipo 2. Il docente dell'Università di Colombo ha recuperato finora 300 tipi di riso con proprietà antidiabetiche, antinfiammatorie e antiossidanti che potrebbero essere sviluppate per un consumo più ampio. “Sono stati i contadini a salvare questi cereali tradizionali. Lo chiamiamo riso medicinale perché sostenevano che fosse come una medicina", ha dichiarato al quotidiano britannico The Guardian Premakumara. L'esperto teme che il continente asiatico abbia già perso migliaia di varietà a causa dell'industrializzazione della coltivazione del riso durante il secolo scorso.

Fonte di carboidrati e proteine

L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Agricoltura e l'alimentazione (Fao) ha attestato che in Asia si produce circa il 90% del riso mondiale, con un consumo annuo pari 78 chili pro capite. Oltre il doppio di quello mangiato in qualsiasi altra regione. Principale fonte di carboidrati e proteine in Paesi come Cambogia e Laos, il riso bianco ha però perso gran parte delle sue sostanze nutritive, essendo macinato e lucidato per rimuovere gli strati esterni. Questi pro cessi vengono oggi associati al crescente problema del diabete nel continente. 

Diabete diffuso

La Fondazione Internazionale per i Diabeti prevede che il diabete colpirà circa 152 milioni di persone nel sud-est asiatico entro il 2045, mentre saranno 260 milioni le persone destinate ad ammalarsi nella regione del Pacifico occidentale, che comprende Cina, Giappone e Thailandia. Cifre di gran lunga superiori a quelle registrate appena 20 anni fa. Secondo gli esperti, il riso bianco viene assorbito rapidamente perché manca di fibre e altri micronutrienti, provocando rapidi picchi di glucosio nel sangue e livelli di insulina. Nel tempo, questi fattori aumentano il rischio di diabete, perché combinati con uno stile di vita è diventato sempre più sedentario. Il riso integrale, meno raffinato, contiene invece più fibre e magnesio che riducono il rischio di diabete.

Varietà "migliorate"?

Ai dati relativi alla salute si unisce una questione sociale. L'incremento di riso bianco ha danneggiato anche i piccoli agricoltori. Le varietà di riso bianco emerse negli anni '60 dalla cosiddetta rivoluzione verde venivano vendute come "migliorate", perché consentivano di produrre più cibo, rendendo i Paesi autosufficienti. Eliminando il chicco ne derivavano anche altri vantaggi: la conservazione più lunga e la possibilità di farli viaggiare ovunque, perché c'erano meno probabilità di marcire o essere mangiati dagli insetti. Queste condizioni hanno aperto la strada a un aumento del commercio all'inizio del XX secolo. Hanno però provocato danni da altri punti di vista. "Era un termine così fuorviante commercializzare questi nuovi semi come 'migliorati' perché suggeriva che ciò che le persone mangiavano prima era sottosviluppato", ha affermato Shailesh Awate, co-fondatore del movimento sociale OOO Farms, che sta incoraggiando gli agricoltori a tornare alle varietà tradizionali.

Indipendenza degli agricoltori

Queste ultime vantano benefici nutrizionali insostituibili e si sono adattate ai loro ambienti specifici, senza richiedere tutti i fertilizzanti e pesticidi necessari per le nuove varietà. Inoltre gli agricoltori non sono obbligati ad acquistarli ogni anno dai giganti dell'agroindustria, potendo riciclare i semi dal vecchio raccolto. “Prima del 1965, gli agricoltori erano scienziati. I loro campi erano i loro laboratori. Ora sono solo braccianti, che lavorano per nutrire il mio stomaco e le banche”, dice Awate. I problemi derivanti dalla rimozione di fibre e sostanze nutritive attraverso la lucidatura era già stata notata prima dell'esplosione del diabete. Una carenza vitaminica che colpisce i nervi, nota come beriberi, divenne così comune in India che negli anni '40 i medici chiedevano che il riso macinato fosse bandito.

Cambiare abitudini

John Cavanagh, ex direttore dell'Institute for Policy Studies, ha sostenuto che all'epoca non si conoscevano i danni di questi processi, adesso che lo sono bisogna tornare ai metodi tradizionali. “I medici si sono resi conto che il riso bianco sta alimentando un'esplosione di diabete e stanno dicendo alle persone di tornare al marrone ", ha affermato . Adesso che la tecnologia è migliorata, la lavorazione della varietà integrale è più economica e più rapida, mentre un migiore imballaggio consente di evitare e la lucidatura per prolungarne la durata. Adesso si tratta di convincere le popolazioni, abituatesi alle varietà di riso bianco, di tornare ai gusti dei loro antenati.

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