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Lunedì, 4 Luglio 2022
Salute

Gli eurodeputati fanno il test dei capelli. E non si tratta di droga

Il prelievo serve a verificare il livello di esposizione ai pesticidi. Ad effettuarlo l'ong Pollinis, che chiede di vietare i fungicidi SDH, connessi a malattie respiratorie

Ciocche di capelli di circa tre centimetri per recuperare dati fondamentali di contaminazione. Non si tratta di test per rilevare la droga, il cui metodo è lo stesso, ma di capire il livello di pesticidi presenti nel nostro organismo. A sottoporsi nel Parlamento europeo al prelievo sono stati una quarantina di deputati, partecipando alla ricerca promossa dalla Ong francese Pollinis, che si batte per la protezione delle api e di tutti gli impollinatori selvatici al fine di proporre modelli agricoli alternativi a quelli basati sulla chimica.

Fungicidi e malattie respiratorie

L'organizzazione è venuta nella capitale europea per presentare i risultati di una petizione, firmata da oltre 400mila cittadini dell'Ue, finalizzata a chiedere il divieto dei fungicidi SDHI, connessi a varie malattie respiratorie. “In base alle nostre ricerche, da ormai cinque anni sappiamo che questa tipologia di pesticidi può influenzare negativamente alcune malattie genetiche, dato che inibiscono un enzima chiave per la respirazione” ha dichiarato Pierre Rustin, direttore di ricerca presso il Centro nazionale di ricerche scientifiche in Francia ed esperto mondiale di malattie mitocondriali legate alla disfunzione di SDH. “Nonostante si sappia ormai tutto su questi prodotti (come il Boscalid, ndr) continuano ad essere venduti grazie all'avallo di autorizzazioni ottenute sia a livello nazionale che europeo. è arrivato il momento di bandirli dato che abbiamo le prove della loro nocività” ha aggiunto il ricercatore.

Il prelievo

Arrivati a Bruxelles, i rappresentanti di Pollinis hanno offerto anche un peculiare “servizio” agli europarlamentari, prelevando tramite il taglio ciocche di capelli della lunghezza di circa tre centimetri, destinati ad essere analizzati dal laboratorio Kudzu science, per essere poi trattati, aggregati e diffusi in maniera anonima. Un trattamento particolare è stato riservato a diversi uomini, che hanno dovuto radersi ad esempio i peli dalle gambe, per donare una quantità sufficiente di peluria alle addette al test, non avendo abbastanza capelli da poter fornire. I dati, che riguardano circa 50 tipologie di pesticidi (non solo gli SDHI) a cui le persone sono state esposte nei tre mesi precedenti al test, verranno poi diffusi per dimostrare il livello di contaminazione presente nei cittadini, nonostante non abitino in prossimità di coltivazioni trattate con sostanze chimiche né li usino a scopo domestico. Tra le persone testate figurano anche quattro deputati italiani, tutti del gruppo dei Verdi/Greens che ha sostenuto la petizione di Pollinis, tra cui Eleonora Evi, Rosa D'Amato e Ignazio Corrao.

Interessi in gioco

Questo è un periodo particolarmente delicato per la questione dei pesticidi, dato che sono in corso animate discussioni per una nuova direttiva che regoli in maniera più restrittiva il loro uso. Al contempo la Commissione europea è chiamata a decidere sul rinnovo delle autorizzazioni alla vendita di glifosato, il famoso erbicida prodotto da Bayer/Monsanto finito sul banco degli imputati di numerosi movimenti ambientalisti e che si occupano di salute visto il suo potenziale cancerogeno, come ribadito anche dall'Associazione internazionale di ricerca sul cancro. Risale inoltre a pochi giorni fa l'avvertimento, diffuso da Pesticides action network Europe ed altre organizzazioni, sull'inadeguatezza dei test utilizzati dagli Stati membri per monitorare i livelli di residui di pesticidi, ad esempio su frutta e verdura, che finiscono direttamente sulle nostre tavole.

Rilievi inadeguati

Il monitoraggio sarebbe in molti casi incapace di rilevare efficacemente la tossicità dei prodotti utilizzati in agricoltura e potenzialmente pericolosi per la nostra salute, oltre che per l'ambiente. Questa falla comprometterebbe tutto il piano contenuto nella strategia Farm to fork, con cui l'Unione europea si è posta l'ambizioso obiettivo di ridurre del 50% l'uso di pesticidi entro il 2030. I risultati aggregati dei test effettuati da Pollinis saranno diffusi a partire dal prossimo settembre e potrebbero fornire un nuovo strumento per spingere gli Stati membri e l'esecutivo di Bruxelles ad agire in maniera più responsabile e stringente su questo tema, nonostante le numerose pressioni provenienti dai giganti dell'agrochimica, come denunciato dall'eurodeputata francese Michèle Rivasi.

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