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Domenica, 5 Febbraio 2023
Rischi per la salute

Il vino come le sigarette: l'ok Ue all'etichetta dell'Irlanda fa infuriare l'Italia

Dublino ha chiesto e ottenuto di inserire sulle bottiglie l'avvertenza sul rischio tumori associato all'alcool

L'Italia vitivinicola trema dopo il primo via libera dell’Unione europea alle etichette considerate nel nostro Paese 'allarmistiche' sul vino, che l'Irlanda è stata autorizzata ad apporre dopo un lungo iter. La nazione dei trifogli ha ottenuto il lasciapassare per inserire sulle bottiglie di alcolici maggiori informazioni, in particolare sul legame tra alcol e cancro. Il modello sarebbe quello già utilizzato per le sigarette. La legislazione irlandese sta incontrando il favore di diversi gruppi civici europei e scienziati, secondo i quali è necessaria una maggiore consapevolezza sui rischi legati all'abuso di vini, birre, cocktail e liquori, dato che in diversi Paesi degenera in alcolismo anche tra i giovanissimi.

L'opposizione dei produttori

Nove Paesi dell'Ue, Italia in testa, avevano sollevato obiezioni, soprattutto per motivi commerciali legati al mercato unico. Secondo gli oppositori, il provvedimento metterebbe in crisi l'approccio armonizzato all'etichettatura degli alcolici così come concordato dai Paesi membri. Oltre al Belpaese, figurano nel gruppo gli altri principali produttori di vini come Francia e Spagna. Il giornale Politico aveva svelato il parere espresso dalla Francia. Pur sottolineando che Parigi sostiene un approccio "ambizioso" alla lotta contro l'uso nocivo di alcol, nel documento era aggiunto: "Tuttavia, le autorità francesi ritengono che la bozza di regolamento proposta dalle autorità irlandesi non sia compatibile con il diritto dell'Unione Europea". Sulla stessa linea anche l'Italia che qualifica la proposta di legge come un ostacolo alla libera circolazione delle merci. Diversi eurodeputati italiani avevano protestato, sostenendo che le aziende che esportano in Irlanda sono così obbligate a realizzare apposite etichette. Un costo ulteriore per i produttori al fine di aderire alle regole e continuare ad accedere a quel mercato.

Quantità ignorata

Secondo la Coldiretti, l'autorizzazione che Bruxelles ha concesso all'Irlanda "è un attacco diretto all’Italia che è il principale produttore ed esportatore mondiale con oltre 14 miliardi di fatturato", di cui più della metà deriva dalle vendite all’estero. Nel nostro Paese circa il 70% delle bottiglie è tutelato da indicazioni protette, nonché sintomo di qualità, come Docg, Doc e Igt mentre il restante 30% è assorbito dai cosiddetti "vini da tavola". La confederazione definisce le informazioni alla stregua di "avvertenze terroristiche", che non tengono conto delle quantità, riferendosi a frasi del tipo "il consumo di alcol provoca malattie del fegato" e "alcol e tumori mortali sono direttamente collegati". Classifica poi l'atto come un "pericoloso precedente". Si teme che Bruxelles dopo questa mossa si decida presto ad aprire le porte a una normativa comunitaria che imporrebbe le stesse regole a tutti i Paesi del blocco.

Consumatori dissuasi

Un sondaggio sul sito della stessa confederazione ha calcolato che il 23% degli italiani smetterebbe di bere vino o ne consumerebbe di meno se in etichetta trovasse scritte allarmistiche come quelle apposte sui pacchetti di sigarette. Per questo motivo, evidenzia Coldiretti in un comunicato, una legislazione comune metterebbe a rischio una filiera che in Italia dal campo alla tavola garantisce 1,3 milioni di posti di lavoro ed è la principale voce dell’export agroalimentare. “È del tutto improprio assimilare l’eccessivo consumo di superalcolici tipico dei Paesi nordici al consumo moderato e consapevole di prodotti di qualità ed a più bassa gradazione come la birra e il vino", ha affermato Ettore Prandini, presidente della Coldiretti.

Legame anche con consumo moderato

Nonostante l'Italia parli di "criminalizzazione", secondo l'Organizzazione mondiale della sanità i dati "dimostrano che il cancro è una delle principali cause di morte legate all'alcol nell'Ue". Sul suo sito, l'agenzia delle Nazioni Unite evidenzia inoltre che anche piccole quantità di alcol possono influire negativamente sulla salute delle persone. A titolo di esempio, si cita che circa la metà di tutti i casi di cancro al seno attribuibili all'alcol negli Stati membri sono causati da un consumo da leggero a moderato. L'organizzazione stima che otto dei 10 Paesi con il più alto livello di consumo di alcol al mondo si trovino nell'Unione Europea. A dicembre dello scorso anno ha annunciato di stare avviando, con il sostegno della Commissione europea, il progetto "Evidence into Action Alcohol" (Evid-Action), finalizzato a ridurre il consumo in conformità con gli obiettivi del Piano europeo per la lotta al cancro. Il progetto, finanziato con 10 milioni di euro, si propone di sensibilizzare l'opinione pubblica e i politici sui legami tra i rischi di tumori e il consumo di alcol, sostenendo misure votate a ridurne l'impatto sulla salute.

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