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Lunedì, 3 Ottobre 2022
Salute

Bisogna ridurre al minimo gli zuccheri raffinati. Causano obesità, diabete e malattie cardiovascolari

Lo dice uno studio dell'Autorità europea sulla sicurezza alimentare. Sono contenute in bevande, succhi di frutta e dolci e possono far insorgere problemi anche in gravidanza e nei neonati

È necessario ridurre al minimo gli zuccheri raffinati nelle nostre diete. Questa la conclusione cui è giunto il gruppo di nutrizionisti dell'Autorità europea sulla sicurezza alimentare (Efsa), dopo una valutazione della sicurezza degli zuccheri e dei loro potenziali legami con i problemi di salute.

Tipologie di zuccheri

La valutazione riguarda i principali tipi di zuccheri (mono- e disaccaridi) presenti nelle diete miste (cioè glucosio, fruttosio, galattosio, saccarosio, lattosio, maltosio e trealosio). Tra questi, glucosio e fruttosio come monosaccaridi, e saccarosio e lattosio come disaccaridi, sono gli zuccheri più abbondanti nelle diete miste. La nostra dieta comprende diverse categorie e fonti di zuccheri, che possono essere naturali o aggiunti. A quest'ultima categoria appartengono gli zuccheri raffinati utilizzati nella preparazione degli alimenti così come lo zucchero da tavola, che aggiungiamo ad esempio al caffè o al té. Gli "zuccheri liberi" includono gli "zuccheri aggiunti" più quelli naturalmente presenti nel miele e negli sciroppi, così come nei succhi di frutta e verdura e nei concentrati di succo. Gli "zuccheri totali" sono invece tutti gli zuccheri presenti nella dieta, compresi quelli naturalmente presenti nella frutta, nella verdura e nel latte.

Fonti di zuccheri e problemi di salute

I gruppi di alimenti che contribuiscono maggiormente all'assunzione di zuccheri aggiunti e liberi nei paesi europei sono "zuccheri e dolciumi" (cioè zucchero da tavola, miele, sciroppi, dolciumi e dessert dolci a base d'acqua), seguiti da bevande e prodotti da forno raffinati, anche se ci sono profonde differenze tra i differenti Paesi. Nei neonati, nei bambini e negli adolescenti, sono "latte e derivati" a contribuire principalmente alle assunzioni medie di zuccheri aggiunti e liberi. Tra le malattie notoriamente accertate determinate dal consumo di zucchero c'è la carie dentale. Le prove scientifiche hanno individuato un collegamento anche, con vari gradi di certezza, tra il consumo di bevande zuccherate (come ad esempio la Coca cola), succhi di frutta e nettari con varie malattie metaboliche croniche tra cui l'obesità, la malattia non alcolica del fegato grasso e il diabete di tipo 2. Possono inoltre far insorgere il diabete durante la gravidanza (diabete mellito gestazionale) e influire sul peso dei neonati. Il fruttosio è invece connesso alle malattie cardiovascolari e alla gotta. È stato invece riscontrato un livello molto basso di connessione con l'ipertensione (0-15% di probabilità).

"Abbiamo sottolineato che ci sono incertezze sul rischio di malattie croniche per le persone il cui consumo di zuccheri aggiunti e liberi è inferiore al 10% del loro apporto energetico totale”, ha dischiarato il professor Dominique Turck, presidente del gruppo di esperti. L'incertezza è dovuta alla scarsità di studi specifici su questo intervallo. Non è stato possibile neppure confrontare gli effetti sulla salute degli zuccheri aggiunti rispetto agli zuccheri liberi. Restano inoltre dubbi sugli effetti dell'assunzione di dolci, torte e dessert, altre bevande zuccherate come latte zuccherato e frullati, e yogurt. Anche in tal caso, l'incertezza è dovuta a dati limitati. "Anche se non abbiamo potuto valutare i loro contributi, questi alimenti dovrebbero essere considerati dalle autorità nazionali quando stabiliscono le linee guida dietetiche basate sugli alimenti", ha dichiarato il professor Turck. Le prove scientifiche non hanno però permesso di stabilire un livello di assunzione massimo tollerabile per gli zuccheri alimentari, che era l'obiettivo originale di questa valutazione.

Tassare lo zucchero per limitarne i consumi

Lo studio dell'Efsa è stato richiesto originariamente nel 2017 da Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia. L'obiettivo era quello di valutare i potenziali rischi per la salute dei consumatori derivanti da un'assunzione eccessiva di zuccheri alimentari. Nonostante l'assenza di alcuni dati, la ricerca ha aiutato gli scienziati ad identificare diverse aree su cui indirizzare i prossimi studi. A causa della forte correlazione tra zuccheri, malattie croniche e obesità infantile, negli ultimi anni alcuni Paesi hanno inserito una sugar tax (tassa sullo zucchero), per spingere le aziende di alimenti e bevande a ridurre la quantità di zucchero presente nei loro prodotti. I risultati non sono mancati, come nel Regno Unito e in Norvegia, dove le imprese hanno deciso di commercializzare prodotti con una quantità minore di zuccheri e il consumo medio pro-capite si è ridotto. Un altro strumento importante riguarda la regolamentazione della pubblicità di prodotti non salutari, che è stata vietata o limitata ad esempio in televisione in determinate fasce orarie, come è avvenuto in gran Bretagna e in Spagna.

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