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Lunedì, 4 Luglio 2022
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“A Lampedusa coltiviamo la terra e le relazioni per impedire la desertificazione”

Agricola Mpidusa è una cooperativa sociale di comunità che punta a recuperare varietà locali e creare reti di collaborazione e solidarietà nell'isola più a Sud d'Europa

A vederla dall'alto, su uno dei numerosi aerei che affollano i suoi cieli durante la stagione estiva, la più grande delle isole Pelagie sembra essere una tavolozza gialla, circondata dal blu, l'azzurro e il turchese di uno dei mari più belli d'Italia. In questo dipinto ocra, che rimanda ai deserti africani, lentamente c'è chi sta provando a reinserire il verde, che sia della macchia mediterranea, delle piante grasse o della terra coltivata con alberi da frutta e ortaggi. Quest'ultimo è il caso della Agricola Mpidusa, una cooperativa agricola sociale di comunità la cui avventura parte nel marzo 2020, allo scoccare della pandemia, ma che affonda le sue radici in un periodo precedente.

Colonia agricola

Bisogna tornare al 2015, quando a Lampedusa alcuni terreni pubblici nel centro del paese erano stati recuperati dall'associazione Terra! per creare degli orti comunitari, il cui obiettivo era innanzitutto quello di sperimentare nuove forme di legami. Un'idea che già allora aveva suscitato non poche perplessità tra gli abitanti dell'isola, nonostante in un passato remoto Ferdinando II di Borbone avesse scelto di destinare l'isola ad essere proprio una colonia agricola. Solo molto dopo, nel dopoguerra, era avvenuto il passaggio che l'ha trasformata in un importante centro per la pesca e la trasformazione ittica, data la posizione ottimale al centro del Mediterraneo, per giungere negli anni recenti alla conversione al turismo, che condiziona ormai la vita di tutto il territorio. Con l'abbandono delle terre agricole e la progressiva cementificazione, coadiuvati dai venti che spirano costantemente, l'isola è sottoposta a intensi fenomeni erosivi. Il recupero delle coltivazioni, insieme con la riforestazione delle zone della riserva naturale, potrebbe aiutare il territorio a non degenerare.

Economia collaborativa

“Volevamo avviare innanzitutto una nuova economia, alternativa a quella del turismo di massa, che nascesse da una cooperazione sana tra soggetti con esperienze diverse”, spiega Silvia Cama, che ha avviato il progetto dell'orto sull'isola in qualità di project manager di Terra!. “In secondo luogo aspiravamo a produrre localmente cibo di qualità e sano che permettesse anche un recupero ambientale capace di frenare il processo di desertificazione in corso”, prosegue la responsabile. Il successo dell'orto è stato tale da spingere un passo alla volta a cercare un appezzamento che potesse essere utilizzato per coltivazioni costanti. Dopo una lunga ricerca è arrivato l'accordo per recuperare dei terreni abbandonati che si trovano nella contrada “Imbriacola”, tristemente nota per essere l'area in cui è stato costruito l'hotspot destinato alla prima accoglienza dei migranti, rivelatosi nelle fasi più intense dei flussi migratori un luogo di vera e propria detenzione.

Un immaginario diverso

La cooperativa prova a restituire questa piccola vallata interna, più protetta dai venti, alla sua vocazione agricola. Grazie alla volontà dei proprietari, anziani contadini, è stata concordata una locazione gratuita per i primi cinque anni dell'attività. “Questo risultato è stato possibile solo grazie ad anni spesi qui a costruire relazioni basate sulla fiducia con gli isolani. La difficoltà principale è stata infatti di tipo culturale, ma nonostante le reticenze iniziali siamo riusciti ad aprire una breccia nell'immaginario collettivo, che non credeva sull'isola ci si potesse dedicare nuovamente all'agricoltura” sottolinea Silvia. La diffidenza ha riguardato anche l'aspetto della cooperativa, una forma di lavoro vista con sospetto data la disabitudine a collaborare diffusasi nella popolazione, oltre ad un radicato scetticismo nei confronti dei progetti “impiantati” dall'esterno e percepiti al pari di forme di neocolonialismo, anche a causa delle innumerevoli iniziative estemporanee che si sono susseguite negli ultimi anni. Silvia è riuscita a spezzare le reticenze e a guidare i partecipanti verso una realtà piccola ma tenace.

Approccio multidisciplinare

Oltre alle organizzazioni Terra! e Legambiente, le persone che a vario titolo contribuiscono alla cooperativa hanno profili  molto diversi tra loro, come quello di Costanza, che di lavoro fa l'istruttirce subacquea, o di Gerry,che lavora come operatore di soveglianza nella riserva naturale. Già prossimo alle tematiche rurali è invece Tommaso La Mantia, professore del dipartimento di Scienze agrarie e forestali all'Università di Palermo, che offre invece il suo contributo scientifico. “Questa varietà offre uno sguardo multifocale sull'agricoltura, integrando un approccio ecologico che offre garanzie di sostenibilità” rivendica la project manager. A lavorare in modo diretto la terra ci sono tre soci lavoratori, lampedusani di nascita o “acquisiti”, come Aurian, un giovane trasferitosi sull'isola da Bruxelles, che anche grazie all'agricoltura è riuscito progressivamente a trovare una sua dimensione seppur così lontano da casa. Agricola Mpidusa infatti è un progetto fortemente inclusivo, aperto anche al Centro diurno dell'isola che si occupa di persone con fragilità psicointellettiva, i cui ospiti vengono coinvolti quasi quotidianamente nel lavoro sul campo. 

Varietà locali e sane

Senza pesticidi né fertilizzanti chimici nei terreni si coltiva la tipica zucchina lampedusana, le melanzane nere e viola, insieme con insalate, pomodorini, peperoni, fave nere e una qualità di orzo recuperato a Linosa, l'isola minore dell'arcipelago pelagico. Il progetto ha ricevuto sia finanziamenti privati, come quello della Fondazione per il Sud, sia pubblici tramite il piano di sviluppo rurale della regione Sicilia, ma l'obiettivo è quello di una progressiva indipendenza economica che possa essere garantita sia da gruppi di acquisto solidale sia dai rifornimenti per i ristoratori, che grazie alla cooperativa potrebbero utilizzare nei loro piatti prodotti autenticamente a chilometro zero. “Volere bene all'ambiente è ancora più importante in territori fragili come lo è Lampedusa. Un'attività come questa può offrire un esempio virtuoso ed essere un motore per innescare ragionamenti diversi su varie battaglie” evidenzia Silvia. In un territorio dove un'improvvisa ricchezza legata al turismo sta progressivamente erodendo il senso di comunità, Agricola Mpidusa sta immettendo un nuovo humus, in grado di rendere nuovamente fertile la terra così come le relazioni sull'isola.

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