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Lunedì, 4 Luglio 2022
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Il birrificio agricolo, un sostegno innovativo per le comunità rurali

Birra Salento non è solo un birrificio artigianale agricolo, ma anche la storia di una famiglia che da generazioni tramanda conoscenza. L'azienda si distingue per l'autoproduzione di gran parte degli alimenti utili per dar vita alle sue birre.

LEVERANO (LECCE) - Birra Salento è uno dei più grandi birrifici artigianali agricoli d'Italia. La forza di questo luogo - avamposto di attaccamento alla terra e alle radici, in cui tradizione e innovazione diventano ricerca osmotica e costante - è nella passione di una famiglia che ha deciso di dare sostanza alla forma dei sogni.

Proprio nel Salento, terra per eccellenza di Negroamaro e Primitivo, ha inizio questa storia al sapore di birra che racconta di emigrazioni, partenze e ritorni. Nel 1963 Fernando Zecca - padre di Maurizio, oggi alla guida di Birra Salento - scriveva una lettera da Fribourg, in Svizzera, ai familiari e agli amici lasciati in provincia di Lecce. Lavorava in un birrificio e sognava di tornare da moglie e figli a Leverano. Averla ritrovata per Maurizio ha significato abbracciare una missione e farne realtà. 

L'innovazione sul territorio

"Birra Salento si può definire un birrificio artigianale agricolo perché - oltre a lavorare secondo i consueti canoni del caso -  la maggior parte degli ingredienti utilizzati per la produzione delle birre provengono dai terreni della stessa azienda" racconta Fernando Zecca, il figlio di Maurizio. 

"Nel territorio non era diffusa la coltivazione di orzo da birra. Una ricerca svolta insieme all'Università del Salento, effettuata prima dell’apertura del birrificio e durata 3 anni, ci ha aiutati al fine di individuare quali fossero le modalità migliori per eseguirla in base alla conformazione del suolo". 

"Il fatto che ci rende orgogliosi - prosegue Fernando - è quello di aver formato una cooperativa che consente di riutilizzare i terreni abbandonati; in tal modo diversi contadini e/o proprietari terrieri possono aderire al progetto e coltivare dell'orzo. Quest'ultimo viene portato in malteria e successivamente in birrificio. La malteria più vicina attualmente si trova a Melfi, ma il nostro progetto è proprio quello di aprirne una adiacente all'azienda". 

"Lungo dei pali alti circa 6 metri nei pressi della nostra proprietà, sta iniziando a fiorire la pianta del luppolo, che di solito è una tipicità del nord italia. Si tratta di un investimento importante, che se dovesse andare bene significherebbe una possibilità importante per l'indotto economico dell'intero territorio. Il costo del luppolo, infatti, è piuttosto alto ma - a differenza dell'orzo - non richiede molti ettari per essere remunerativo".

Sostenibilità e valore sociale

“Cerchiamo di impattare il meno possibile sull’ambiente. - Dice Fernando - Oltre ad avere un impianto fotovoltaico che copre quella poca energia che utilizziamo, la sala cottura del birrificio viene alimentata a metano. Inoltre lavoriamo molto con gli scarti di produzione, cercando di utilizzarli all’interno del settore stesso: per esempio abbiamo ideato un sistema che si occupa di produrre farina delle cosiddette trebbie, ovvero la parte solida che esce dal malto dopo aver fatto il cotto. Sono tutti scarti che andrebbero buttati e che invece reimpieghiamo": 

"Nel corso del tempo abbiamo svolto delle iniziative con diverse associazioni locali. In particolare portiamo i ragazzi - che vengono da enti o scuole - nel birrificio, proponendo delle visite guidate dal forte valore educativo. I percorsi sono spesso accompagnati da spiegazioni e degustazioni". 

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