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Mercoledì, 30 Novembre 2022
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“Facciamo la birra con il pane invenduto”: l'idea dell'azienda torinese per evitare gli sprechi

Seguendo i principi dell'economia circolare, il birrificio Biova recupera la materia prima da ristoranti e grande distribuzione. In questo modo risparmia il 30% di malto e oltre mille chili di CO2

Hanno deciso di trasformare il pane in birra dopo aver fatto esperienza a Torino in Onlus che si occupano di lotta allo spreco alimentare tramite la beneficenza. Ogni giorno in Italia 13 mila quintali di pane restano invenduti e quindi buttati. I due soci fondatori del birrificio Biova, Elena Barbano e Franco di Pietro, hanno scelto di innestarsi nel ciclo che recupera il pane da catene di ristoranti, fast-food, panetterie e grande distribuzione, utilizzando l'invenduto della sera per farne litri di ambrata, lager e Ipa. “Con 150 chili di pane facciamo 2500 litri di birra. In questo modo andiamo a risparmiare anche il 30% di malto d'orzo”, dichiara Franco.

Seguendo i principi dell'economia circolare, viene valorizzato un prodotto di riuso, quale il pane, mentre viene ridotto l'utilizzo di una materia prima, cioè i cerali. In appositi centri, il pane viene tostato e sbriciolato. In seguito, viene utilizzata la parte zuccherina del pane. Il mosto viene creato tramite la bollitura del pane, che poi fermenta grazie all'inoculazione dei lieviti. La birra viene poi indirizzata a quelle stesse catene che hanno provveduto a donarlo. L'impatto del processo è anche in termini ambientali, dato che vengono risparmiati 1365 chili di emissioni di anidride carbonica.

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Nato in Piemonte, il progetto si sta estendendo anche in altre regioni ed aree, come sul lago di Como, in Campania e in Veneto. In Liguria, ad esempio, è nata la collaborazione con Ricibo, una rete di associazioni da tempo impegnata nel recupero e nella redistribuzione di prodotti alimentari. In questo modo si stanno differenziando anche le linee di produzione, dato che ogni birra ha il gusto specifico del pane tipico della zona di provenienza.

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