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Domenica, 23 Gennaio 2022
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"No a nazionalismi, il Nutriscore non è il male. Ma va migliorato"

Intervista a Roberto Volpe, ricercatore del Cnr, sull'etichetta nutrizionale che Bruxelles potrebbe rendere obbligatoria in tutta l'Ue. Tra le proteste dell'industria alimentare italiana

È la dose che fa il veleno. La citazione del medico e alchimista svizzero Paracelso è diventata il mantra di Roberto Volpe, medico e ricercatore del Centro Nazionale di Ricerche (Cnr) e membro della Società italiana di prevenzione cardiovascolare (Siprec). Nei suoi studi recenti, Volpe ha confrontato l'efficacia e i limiti dei sistemi di etichettatura alimentari europei, incluso il Nutri-score, il modello proposto dalla Francia, che l'Unione europea potrebbe considerare come obbligatorio in tutti gli Stati membri. E che l'Italia vede come un rischio per la sua industria agroalimentare. 

“Nonostante le critiche, il Nutri-score è abbastanza in sintonia con la Dieta mediterranea, a differenza di altri sistemi di etichettatura. I suoi limiti derivano innanzitutto dal calcolo delle porzioni”, sintetizza il dottor Volpe. L'unità di misura del Nutriscore è infatti basata su 100 grammi o su 100 millilitri di alimento. Secondo il ricercatore, per facilitare la lettura delle informazioni, il modello "dovrebbe poter integrare i dati basati sul peso a indicazioni sul consumo quotidiano o unitario, ad esempio sul numero di biscotti o sul vasetto di yogurt”.

L'adozione di questo metodo andrebbe a mutare radicalmente la classificazione negativa che oggi grava, ad esempio, sull'olio d'oliva, suscitando numerose polemiche in Italia. Il Nutri-score assegna infatti una “C” di colore giallo al prodotto principe della Dieta mediterranea. In tal modo, un segnale di allarme viene lanciato al consumatore. Il problema deriva appunto dal calcolo, che avviene sulla base di 100 grammi al giorno, quando per l'olio, in realtà, la dose consigliata quotidiana è di massimo due cucchiai, che corrispondono a circa 20 grammi, arrivando di solito ad un massimo di 40. Seguendo il principio delle porzioni suggerito da Volpe, l'olio di oliva scalerebbe la classifica, riuscendo a guadagnare una A o una B, per rientrare così tra i prodotti considerati “sani”.

Come migliorare il Nutri-score

In Italia, per difendere le tipicità nostrane, la polemica ha assunto toni “sovranisti”, affermando che il sistema francese condannerebbe i prodotti italiani. Volpe sterza rispetto a questo approccio e afferma: “Non penalizza solo prodotti italiani, ma anche quelli spagnoli e francesi, soprattutto per formaggi e affettati, ma questa valutazione negativa è scontata”. In effetti, anche i produttori caseari d'Oltralpe, in particolare quelli di Roquefort, hanno presentato le loro rimostranze contro il Nutri-score al ministro dell'agricoltura francese Denormandie. Le contestazioni sono arrivate anche dai produttori di prosciutti iberici, che sarebbero classificati con una lettera D (arancione) o addirittura con la rossa E. “Il Nutri-score è un passo in avanti ed è inutile farne una polemica nazionalista”, sottolinea Volpe a questo proposito, aggiungendo: “E' ovvio che, in un'etichettatura basata sulla salute, i cibi ad alto contenuto di grassi vengano penalizzati. La questione non è sul singolo prodotto ma sulla quantità e l'equilibrio all'interno di un regime alimentare”.

Volpe evidenzia inoltre che il Nutri-score valuta i grassi saturi in toto, senza distinguere tra quelli caseari (come latte, burro, yogurt) e quelli animali, che vengono dalla carne (come prosciutti e salami). Il ricercatore del Cnr precisa: “Nelle meta-analisi, anche i grassi saturi di origine casearia non risultano del tutto negativi, perché forniscono comunque dei benefici, seppur ridotti. Questo aspetto andrebbe integrato nella valutazione fornita dal sistema col "semaforo”. Altro limite deriva dalla mancata distinzione tra prodotti integrali e quelli raffinati. Questi ultimi, “sono molto meno salutari, vista la perdita di fibre, minerali e vitamine. Il Nutri-score segnala questa differenza per il pane, ma non per la pasta o il riso”, evidenzia ancora il medico. Mancherebbe quindi un “riconoscimento” per i prodotti che utilizzano farine complete di crusca e germe. Il medico rimprovera inoltre all'etichettatura francese di ignorare i polifenoli, cioè gli antiossidanti naturali, fondamentali nella prevenzione delle malattie.

Integrare completezza e facilità di lettura

Il medico si è occupato anche di altri sistemi di etichettatura, tra cui il Nutrinform, sviluppato proprio all'interno del Cnr. Il Nutri-score a livello visivo ricorre ad una sorta di "semaforo" alimentare, che attribuisce colori e lettere diverse, dal rosso (E) dei prodotti meno salutari al verde (A) dei cibi considerati più sani. Il modello italiano si affida invece a delle "batterie", dalle diverse intensità di colore blu, calcolando la percentuale di grassi, calorie, energie, zuccheri e sali contenuti in una porzione raccomandata di prodotto. Pur fornendo maggiori informazioni, secondo Volpe non è un modello che si possa adottare come “guida facile” per interpretare gli alimenti confezionati. “Il Nutrinform non ci dice in maniera diretta quanto sia salutare un prodotto”, afferma, per poi precisare: “L'elemento positivo è che non esclude nessun alimento, ma risulta di lettura troppo difficile per il consumatore, che non si può certo presentare con una calcolatrice al supermercato”.

In definitiva, Volpe valuta il Nutri-score come un “buon modello di partenza”, che va migliorato e integrato. Si tratta di equilibrare l'immediatezza del messaggio per la popolazione in generale, con la completezza delle informazioni, spesso indispensabili per persone che già soffrono di problemi di salute (come diabetici, pazienti con iper-colestorolo o a rischio cardiaco). Per venire incontro alle esigenze di queste tipologie di acquirenti, il ricercatore consiglia di abbinare ad un modello visivo “semplice”, come quello offerto dal Nutri-score, un codice Qr collegato ad un'applicazione, dotata di una tabella esplicativa provvista di tutti i dati, inclusi quelli sulla tipologia di carboidrati, sul calcolo del sale e delle calorie, nonché su altri elementi quali ad esempio il calcio o gli antiossidanti. D'altra parte, come ricorda Volpe, non si può delegare tutto all'etichettatura. “Il pilastro è l'educazione alimentare da portare nelle scuole e nelle famiglie sin dall'infanzia”, conclude il ricercatore, perché “lo scopo non è vietare i cibi, ma avere un'alimentazione quotidiana equilibrata e sana, sapendo quando e quanto concedersi dei piccoli piaceri”.

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