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Domenica, 29 Maggio 2022
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“Il nostro caffè solidale abbina il lavoro dei piccoli produttori a quello delle detenute”

La cooperativa sociale Lazzarelle ha installato una torrefazione nel carcere femminile di Pozzuoli, dove le donne sono assunte regolarmente (spesso per la prima volta nella loro vita)

“Ah, che bell' 'o cafè / Pure n' carcere 'o sanno fa”, cantava Fabrizio De André nella sua Don Raffae'. E a confermare queste strofe ci pensa la cooperativa sociale Lazzarelle, che ha installato una torrefazione nel carcere femminile di Pozzuoli. Qui le detenute sono impiegate per la produzione di un caffè solidale e tutto al femminile. “Mettiamo assieme due segmenti deboli del mercato: i piccoli produttori di caffè, dato che noi ci riforniamo dai produttori del circuito Fair-Trade, insieme con le donne detenute, che sono regolarmente assunte dalla Cooperativa” spiega Imma Carpiniello, presidente e project manager della cooperativa.

“Quotidianamente lasciano la loro cella, per scendere nella torrefazione e prendere parte a tutto il ciclo di produzione, dalla creazione della nostra miscela, che è composta da un 50% arabica e un 50% robusta, fino alla tostatura e all'impacchettamento sottovuoto”, racconta la socia. I grani sono acquistati dalla cooperativa Shadilly, che promuove progetti di cooperazione con i piccoli produttori. Al caffè artigianale, si sono poi aggiunti tè, infusi e tisane. Nella cooperativa si sono avvicendate sino ad oggi 56 donne. Molte di loro, spiega Imma, prima di lavorare con la cooperativa, non avevano mai avuto un regolare contratto di lavoro. L'obiettivo è quello di far apprendere un mestiere, e al tempo stesso permettere alle donne di acquisire coscienza dei loro diritti e delle loro possibilità, per creare una vita diversa dopo l'esperienza nel penitenziario. All'attenzione sociale, si coniuga quella per l'ambiente. I chicchi vengono macinati senza aggiunta di additivi e rispettando i tempi di preparazione della scuola artigianale napoletana. Le confezioni di caffè sono realizzate in materiale privo di alluminio, in modo da poter essere riciclate con la plastica nella raccolta differenziata.

Il progetto non resta però bloccato dietro le sbarre. Oltre a vendere tramite canali di diffusione alternativi, come le botteghe equosolidali e i negozi specializzati nel biologico, la Cooperativa ha aperto anche un punto vendita, chiamato Bistrò Lazzarelle, che si trova sotto la Galleria Principe di Napoli, nel centro della città. “Finché eravamo all'interno del carcere, ritrovarci per assaggiare il nostro caffè era complicato, quindi sin dall'inizio avevamo l'idea di renderlo un punto di incontro, dove adesso si possono trovare anche prodotti provenienti da altri progetti sociali”, racconta Imma. Tramite il Bistrò, la cooperativa prova a fondere e potenziare i diversi obiettivi del progetto. “Spesso noi napoletani utilizziamo la scusa del caffè per prenderci una pausa, fare quattro chiacchiere, per incontrare qualcuno. In tutto quello che facciamo, siamo motivate dallo stesso spirito, che ruota intorno ad una tazzina di caffè”, conclude la presidente.

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