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Martedì, 17 Maggio 2022
La storia

La falda non basta per tutti, in Spagna agricoltori in lotta per l'acqua di una riserva naturale

In Andalusia in troppi si contendono una fetta sempre più piccola di risorse idriche, usate per irrigare campi di fragole e frutti rossi

Si sta combattendo una vera e propria battaglia per l'acqua nella Doñana, in Andalusia, una delle riserve naturali più estese e importanti di Spagna. Coinvolti nella lotta ci sono agricoltori, amministratori locali e autorità statali. A far traboccare il vaso di un conflitto che va avanti da anni è stata una recente decisione del Parlamento andaluso. Il Partito popolare e Ciudadanos, supportati dal partito di estrema destra Vox, hanno annunciato di recente una modifica legale per trasformare 1.460 ettari di terreni, finora irrigati illegalmente, in campi che hanno diritto alla distribuzione delle risorse idriche, sanando così la situazione di illegalità. Una decisione che si scontra con la politica del governo centrale, che di recente ha previsto di ridurre le risorse per l'irrigazione nella zona del 5% fino al 2027. La quantità di risorse idriche, sempre più piccola, dovrà essere divisa tra più persone. E i conflitti sopiti emergono. 

Pozzi illegali e siccità

La Doñana è una riserva di 225 mila ettari, che include un Parco nazionale ed uno naturale, situata in Andalusia, nel Sud della Spagna: un'area unica per biodiversità e varietà degli ecosistemi. Aumentare l'irrigazione e alterare il piano stabilito dalla giunta nel 2014 per salvare la falda acquifera contraddice le raccomandazioni dell'Unesco, che ha indicato la riserva tra i suoi siti patrimonio dell'umanità. Anche l'Ue, tramite una sentenza della Corte di giustizia, ha condannato la Spagna lo scorso giugno per non aver protetto le sue zone umide, che sono quasi completamente secche.

Le origini della battaglia risalgono al 2019, quando era stato bloccato il saccheggio della falda acquifera, che avveniva attraverso pozzi illegali, di cui usufruivano numerosi contadini per irrigare i loro campi di fragole. Una pratica che durava da decenni, grazie al silenzio e alla connivenza dei cittadini delle zone limitrofe alla riserva. Le multe e le chiusure dei pozzi non sono bastati ad arginare il problema, perché la falda non ha retto a questa pressione. Ne è derivata una drastica riduzione della soglia idrica, dovuta anche a due anni di siccità. In questi mesi, con serbatoi scesi ad appena il 28% di capacità, sono stati decisi tagli alla distribuzione dell'acqua necessaria per irrigare i campi di fragole che costeggiano il perimetro della riserva. Una misura che ha colpito gli agricoltori “legali” due volte. Da un lato, si sono visti ridurre il quantitativo d'acqua disponibile, dall'altro subiscono i danni da parte dei contadini che in passato recuperavano clandestinamente risorse idriche. Questi ultimi infatti, pur avendo perso diversi ricorsi dinanzi alla Corte suprema, hanno iniziato una pressione politica sul centro-destra locale, sfruttando la circostanza che si tratta di un anno di elezioni. Insistenza che, come visto, ha dato i suoi frutti, spingendo il parlamento andaluso ad una sorta di “amnistia idrica”.

Fragole e frutti rossi, la ricchezza che divide

Cinque comunità irrigue di Almonte, nella provincia di Huelva, si sono opposte alla decisione. "Significa un aumento di quasi il 20% dei terreni irrigati nella corona settentrionale e complicherà ulteriormente la distribuzione del trasferimento di 19,9 ettometri all'anno", si legge in una lettera indirizzata ai primi di gennaio ai gruppi politici e diffusa dal quotidiano El Paìs. La tensione è tale, che ci sono state minacce di morte sui social network. Già nel 2014 e nel 2018, sono stati registrati attacchi violenti, anche contro le guardie del fiume, da parte di alcuni agricoltori. Nel frattempo, la siccità si inasprisce e alcuni tagli alle assegnazioni d'acqua sono già avvenute. A Isla Mayor, nel cuore del parco naturale, gli agricoltori l'anno scorso hanno ricevuto il 53% in meno della loro abituale acqua d'irrigazione.

La ricchezza della contea di Huelva dipende in gran parte dal successo economico delle coltivazioni di fragole e bacche, come mirtilli, more e lamponi. “C'è molto denaro in gioco: se il prezzo medio di un ettaro di terra secca è di circa 5.000 euro, il prezzo di un ettaro di frutti rossi sale a 100mila euro, con una redditività media di 30mila euro all'anno”, hanno spiegato fonti del settore. Appoggiando le richieste degli agricoltori “ladri” d'acqua, i partiti di destra andalusi potrebbe essersi dati una zappa sui piedi. "L'amnistia beneficia le persone che commettono continui crimini e danneggia coloro che erano qui nel 1980. Abbiamo i nostri diritti legalmente costituiti e un'amnistia non può essere dichiarata contro i nostri diritti", ha protestato un leader di una comunità d'irrigazione che ha chiesto di rimanere anonimo. Oltre che sull'ambiente e su delicati equilibri interni, la vicenda potrebbe avere riflessi negativi sull'economia a livello internazionale. Le fragole e i frutti rossi coltivati nella zona sono venduti nei supermercati tedeschi e britannici. La consapevolezza ambientale dei consumatori è in aumento e potrebbe penalizzare i prodotti di Huelva, dato che si stanno diffondendo notizie sul fatto che sono coltivati arrecando danni alla biodiversità. La catena di supermercati Aldi ha già annunciato questo autunno che smetterà di vendere frutta e verdura senza tracciabilità legale dell'acqua.

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