Ue-Giappone, Coldiretti contro il trattato di libero scambio: “Duro attacco al vero Made in Italy”

Comunicato dei giovani agricoltori: “Tutelati solo 18 marchi Dop e Igp su un totale di 822”

Il recente via libera del Parlamento europeo al trattato di libero scambio tra Paesi Ue e Giappone ha fatto andare su tutte le furie la principale associazione di categoria in difesa degli agricoltori italiani. Con un post sul portale Giovani impresa, la Coldiretti prende di mira l’accordo che entrerà in vigore nel febbraio 2019, che a detta degli agricoltori “rappresenta un danno per i prodotti a marchio di qualità italiani”. 

A non andare giù è soprattutto il numero minimo di indicazioni geografiche italiane sulle quali viene accordata una forma di protezione. Si tratta dei famosi vini, formaggi e pietanze di vario tipo vendute con marchio Dop, Igp, e Stg, per permettere al consumatore di riconoscerne il valore qualitativo superiore, legato al territorio dal quale provengono e agli standard di lavorazione e composizione. 

Coldiretti si scaglia contro quella parte dell’accordo che offre “protezione ad appena 18 indicazioni geografiche italiane agroalimentari, sul totale di 822 denominazioni riconosciute in Italia”. 

“Particolarmente penalizzato - prosegue il comunicato - il Parmigiano Reggiano che non godrà di alcuna protezione rispetto al termine Parmesan che si potrà continuare a utilizzare liberamente”. 

I giovani di Coldiretti attaccano anche il periodo di transizione di sette anni durante i quali sarà autorizzata la coesistenza con il precedente uso di nomi commerciali quali Asiago, Fontina e Gorgonzola, marchi scrupolosamente tutelati in Italia e in Europa.

“Per Grana Padano, Pecorino Romano e Toscano, Provolone Valdapana, Mozzarella di bufala campana e Mortadella di Bologna la tutela è a metà”, si legge nel comunicato, “ovvero la garanzia della Ig viene data solo per il nome complessivo, ma non per i termini individuali, per esempio pecorino, mortadella, grana, romano”.

Leggendo l’ultimo Rapporto Ismea-Qualivita si comprende la ragione economica dello scontento degli agricoltori. Dalle ultime analisi si apprende che la cosiddetta #DopEconomy, legata alle esportazioni di prodotti Dop e Igp, ha superato per la prima volta i 15 miliardi di euro. Numeri importanti, che la filiera agroalimentare italiana vuole vedere crescere anche nel 2019.

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