Dazi, da Trump 4,7 miliardi di dollari ai contadini americani

Gli Stati Uniti rispondono alle tariffe cinesi sovvenzionando l’agricoltura

La Casa Bianca è pronta ad aiutare i suoi agricoltori colpiti dalle ritorsioni della Cina in risposta alla guerra commerciale lanciata da Donald Trump. Se Pechino ha imposto dazi sull'importazione di soia (+25%) e su altre produzioni agricole il Dipartimento dell’Agricoltura americano ha reso noto un piano di sovvenzioni che porteranno 4,7 miliardi di dollari (poco più di 4 miliardi di euro) direttamente nelle tasche dei coltivatori e che partirà il 4 settembre. La gran parte della somma messa a disposizione dal governo di Washington andrà proprio a beneficio dei produttori di soia, i quali riceveranno ben 3,6 miliardi di dollari.

Strategia a tre punte

I pagamenti diretti agli agricoltori sono solo una parte della “strategia a tre punte” messa in pratica dall’amministrazione Trump in difesa dell’agroalimentare americano. Ai 4,7 miliardi erogati da lunedì prossimo si aggiungeranno infatti altri 1,2 miliardi in acquisti da parte del governo di certe "materie prime ingiustamente prese di mira da ritorsioni ingiustificate”. Una terza parte dell'aiuto consisterà in una spesa fino a 200 milioni di dollari per contribuire allo sviluppo di altri mercati esteri per i prodotti agricoli. Il Dipartimento dell’Agricoltura ha comunque fatto sapere che è pronto a spendere fino a 12 miliardi per sostenere il settore agroalimentare.

Danni collaterali

Gli agricoltori soffrono da tempo i danni collaterali causati dalla guerra commerciale del presidente Donald Trump contro la Cina. Agli Stati Uniti che hanno imposto nuove tariffe sulle esportazioni cinesi, il governo di Xi Jinping ha risposto con una propria lista di contromisure, tra cui vi sono i dazi non solo sull'agricoltura, ma anche sulle automobili e i prodotti di consumo. Il presidente USA ha anche minacciato ulteriori azioni commerciali contro la Cina, che potrebbero portare ad ulteriori ritorsioni da parte di Pechino. L’agricoltura americana è comunque in crisi da tempo. Il fatturato del settore agricolo USA si è circa dimezzato dal 2013 e si prevede che scenderà del 6,7% anche quest'anno, raggiungendo il livello più basso dal 2006.

Elezioni di medio termine

Per capire un’ulteriore ragione del sostegno di Trump alle coltivazioni di soia, basta dare un’occhiata al calendario dei prossimi appuntamenti elettorali. Il 6 novembre i cittadini americani sono chiamati a recarsi alle urne per le elezioni di medio-termine, primo vero banco di prova a due anni dall’inaspettata elezione del miliardario newyorkese. Tra i principali produttori di soia troviamo gli stati del Nord e Sud Dakota, Indiana, Missouri, Illinois, Iowa, Minnesota, Nebraska e Ohio. Si tratta degli stati in cui Trump ha fatto il pieno di voti nel 2016, e di cui non potrà fare a meno nell’incombente sfida contro i Democratici. 

La reazione della Coldiretti

La Coldiretti indica quello di Trump come un esempio da seguire per la politica europea. Roberto Moncalvo, presidente della Confederazione, commenta il piano come una “conferma della scelta  di Trump di sostenere la propria agricoltura come dimostra il nuovo accordo NAFTA con il Messico che accoglie le richieste dei farmers Usa ma anche la tregua raggiunta nell’incontro tra il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker con l’impegno europeo ad importare più soia dai produttori Usa duramente colpiti dalle ritorsioni cinesi scattate dopo le prime misure adottate dagli Stati Uniti nei confronti del gigante orientale.”

Segnale per l’Europa

Moncalvo prosegue sottolineando che quello americano è “un segnale importante per l’Italia e l’Unione europea che deve difendere e valorizzare il proprio patrimonio agroalimentare a partire dal prossimo bilancio mentre invece nella proposta della Commissione europea sono previsti tagli insostenibili per l’agricoltura che è l’unico settore realmente integrato dell’Unione”.  Il presidente Coldiretti conclude richiamando all’esigenza di un approccio diverso nei trattati commerciali con paesi che non sono parte della Ue, affinché che l’Europa “non usi l’agricoltura come merce di scambio, dall’accordo Ceta concluso con il Canada a quello che si sta negoziando con i Paesi sudamericani del Mercosur”.

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