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Ecco perché i dazi di Trump sull'agroalimentare fanno paura all'Ue

Gli Usa sono la prima destinazione dell'export europeo di alimenti e bevande. E mandiamo Oltreoceano più di quello che importiamo

Per citare il ministro dell'Agricoltura Gianmarco Centinaio, da dazio nasce dazio. E il fatto che Donald Trump abbia fatto inserire una lunga lista di prodotti agroalimentari Ue nella lista di beni importati soggetti a tariffa, tanto più nel pieno di un braccio di ferro con Bruxelles sull'apertura del mercato europeo alla carne statunitense, fa temere che la situazione per l'export del settore possa peggiorare. 

Gli ultimi dati dell'Eurostat, del resto, certificano la "dipendenza" di alimenti e bevande made in Ue dagli Usa: gli States, infatti, sono la principale destinazione dell'export agroalimentare Ue al mondo, con una quota del 16%. Lo studio dell'ufficio statistico segnala nel particolare che l'export dell'Ue è in crescita dal 2009, con le esportazioni più forti delle importazioni.

Dall'analisi effettuata emerge inoltre che l'Ue era tradizionalmente un importatore netto, ma ha registrato un'eccedenza commerciale dal 2012. La speciale classifica sull'export dei prodotti alimentari e delle bevande mette al secondo posto la Cina (8%), Svizzera (6%) e Giappone (5%), Russia 4%. I rimanenti Paesi coprono una quota di mercato del 57%. Sul fronte delle importazioni i due maggiori fornitori sono invece il Brasile e gli Stati Uniti, ciascuno con una quota dell'8%. Seguono poi la Cina con il 5%, Argentina con il 5% e la Turchia con il 4%. La fetta di mercato sulle importazioni di prodotti commerciali è del 64% per i rimanenti Paesi.

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