Il prodotto italiano più esportato nel mondo? Il vino

Da solo nel mondo vale 6,2 miliardi di euro, quasi l'1,5% del Pil. Ma negli ultimi dieci anni a crescere maggiormente è stato l'export di agrumi e formaggi

Da solo nel mondo vale 6,2 miliardi di euro, quasi l'1,5% del Pil. E' ancora una volta il vino in testa alla classifica dei prodotti made in Italy più esportati, con del 56,9% negli ultimi dieci anni. E' quanto emerge dal rapporto "Il Valore della filiera italiana del cibo" di Coldiretti e Filiera Italia presentato al Forum di Tuttofood a Milano.

Il rapporto mette in evidenza il boom fatto registrare dalle esportazioni agroalimentari italiane tra il 2008 e il 2018, passate da 23,6 miliardi a 41,8 miliardi di euro, con un aumento record del 47,8% (contro il +16,5% del totale dell'economia). Crescita peraltro che continua, perché nel gennaio 2019, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente il valore delle esportazioni della filiera è pari a 3,1 miliardi, +3,6% rispetto al gennaio del 2018, mentre il totale economia fa +2,2%.

Come dicevamo, il re dell'export made in Italy è il vino. Ma ci sono prodotti che hanno fatto registrare aumenti maggiori ome gli agrumi (+89,5%), latte e formaggi (+82,3%), carni e salumi (+70,2%). Sul fronte delle regioni, spicca il +114,2% del Molise, ma la crescita delle esportazioni riguarda tutto il Paese: le regioni del Nord segnano +50,7% (Piemonte +51,9%, Veneto +68,5%), quelle del Centro +49,6% (Emilia Romagna +50,8%, Umbria + 68,1%, Lazio + 51,7%), ed il Meridione +35,6% (Sicilia +46,3%, Calabria +40,2%, Puglia +36,9%).

I principali Paesi di destinazione dei prodotti italiani sono la Germania (6,9 miliardi di euro, +25,6% dal 2008), la Francia (4,7 miliardi di euro, +44,4%), gli Stati Uniti (4,1 miliardi di euro, +73,9%), il Regno Unito (3,4 miliardi di euro, +30,2%), la Spagna (1,6 miliardi di euro, +32,7%), la Svizzera (1,5 miliardi di euro, +28,1%). Gli Usa sono, il terzo Paese più importante per l'Italia come destinazione delle esportazioni agroalimentari ma, sono soprattutto il mercato dove si è verificato l'aumento maggiore. Un risultato sul quale pesa ora la minaccia dei dazi annunciati dal presidente Donald Trump. 

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