I rifiuti elettronici dell’Europa avvelenano il cibo in Africa

In Ghana i metalli pesanti presenti nelle apparecchiature esauste provenienti dall'Ue contaminano le uova di gallina

Foto European Union

Il cibo è un bene prezioso, e lo è ancora di più nei Paesi poveri come quelli africani. E in Ghana questa ricchezza sta venendo messa in pericolo dall’inquinamento, un inquinamento che però è causato dai paesi europei. Le tossine provenienti da vecchi computer, frigoriferi e altri beni elettronici stanno contaminando sempre più le uova di gallina, uno degli alimenti di base più diffusi ed economici, in un'area dove vivono 80.000 persone. Gli animali si nutrono di mangimi inquinati, e trasmettono le sostanze nocive al prodotto della covata.

Un campanello d’allarme, che suona sulle note delle melodie europee. In Ghana le sostanze tossiche sono entrate nella catena alimentare grazie ai rifiuti elettronici smaltiti illegalmente provenienti dall'Europa. La parte ricca e benestante del mondo produce e riempe la parte meno ricca e meno benestante della propria spazzatura. Il risultato è che le uova di gallina provenienti dalla baraccopoli di Agbogbloshie, nella capitale ghanese Accra, dove vengono demoliti i rifiuti per recuperare i metalli, contengono livelli pericolosi di diossine e policlorobifenili (Pcb). Sono stati i ricercatori di Ipen e Basel Action Network a scoprirlo.

Secondo i loro rilevamenti, un adulto che mangia soltanto un singolo uovo nel deposito di rifiuti di Agbogbloshie e nei bassifondi supererebbe di 220 volte i limiti fissati dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare sulle diossine clorurate, e le diossine, ricordano gli esperti, “sono altamente dannose anche in piccole concentrazioni”.

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Da qui la richiesta degli attivisti per norme più stringenti sul trasferimento di rifiuti contenenti sostanze chimiche tossiche, per evitare che finiscano in Paesi che non hanno i sistemi corretti per uno smaltimento sicuro. “L'Europa deve fare i conti con i suoi rifiuti elettronici tossici, invece che mandarli nei paesi in via di sviluppo”, evidenzia Sam Adu-Kumi dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente del Ghana.

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