Coronavirus, aumentano le pressioni sull'Oms: “Chiuda i mercati di animali selvatici”

Sempre più scienziati sottolineano il pericolo che siano all'origine di future pandemie. 200 associazioni scrivono all'organizzazione per chiedere il bando

foto Ansa EPA/ALEX PLAVEVSKI

Per evitare future pandemia come quella del coronavirus vanno chiusi tutti i mercati di animali vizi, soprattutto se ci sono beste selvatiche. L'Organizzazione mondiale della sanità è sempre più sotto pressione perché prescriva questa misura a livello globale.

La lettera

Più di 200 gruppi di conservazione della specie provenienti da diverse nazioni hanno scritto all'organismo con sede a Ginevra una lettera aperta invitandola a fare tutto il possibile per impedire che nuove malattie emergano dal commercio di specie selvatiche. Se non si interviene, "l'emergere di un'altra malattia basata sul coronavirus in futuro è praticamente una certezza", afferma il documento. Diversi scienziati affermano che le prove indicano che Covid-19 provenga dagli animali, molto probabilmente pipistrelli, venduti nel “wet market” in cui creature vive e morte, da cani e lepri a tartarughe, vengono vendute come cibo e macellate su richiesta. Precedenti epidemie, tra cui la Sars, che ha ucciso quasi 800 persone nel 2002-3, e l'Ebola, che ha ucciso almeno 11.300 persone, sono state anche collegate a virus causati dalla caccia ad animali selvatici.

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I wet market di Wuhan

Da quando sono state svelate le prove del collegamento di Covid-19 con i mercati umidi di Wuhan all'inizio di quest'anno, gli esperti di tutto il mondo hanno chiesto che tali luoghi fossero chiusi ritenendoli pericolosi. La nuova lettera congiunta invita l'Oms a raccomandare ai governi di tutto il mondo di introdurre divieti permanenti nei mercati di animali selvatici vivi e di chiudere o limitare il commercio di animali selvatici per ridurre la minaccia alla salute umana.

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