“Il coronavirus dimostra che la nostra salute dipende da quella del pianeta”

Il Wwf sottolinea che la distruzione delle foreste e il rapporto umano aggressivo con la natura hanno da sempre avuto un ruolo nelle epidemie

Ilmercato Huanan di Wuhan, da cui sarebbe partita l'epidemia - foto Ansa

“Dalla salute del pianeta dipende la nostra”. È questo l'insegnamento della tremenda pandemia del coronavirus. A ricordarcelo il Wwf che sottolinea come certi virus emergono per due fattori essenziali: la distruzione delle foreste e il rapporto umano aggressivo con la natura. La tesi è contenuta nel rapporto della Ong sul SARS-CoV2 e la sua origine.

Coronavirus

Il coronavirus è un gruppo di virus, a cui appartiene il covid-19, che si diffonde in tante specie animali. Se questo nuovo ceppo si è esteso velocemente al livello mondiale (100 Paesi colpiti) è perché si tratta di un virus nuovo per la popolazione, ciò vuol dire che nessuno possiede le difese immunitarie corrette per combatterlo, e per adesso non esiste nessuna cura o vaccino.

L’ipotesi dell’origine

Attualmente tanti scienziati stanno provando a ricostruire l’origine di questa diffusione. Una di queste è il salto di specie, chiamato anche spillover, che sarebbe accaduto in un mercato Huanan di Wuhan (provincia di Hubei, in Cina) a dicembre. In questo mercato si vendevano carne e animali vivi di specie selvatiche, una pratica pericolosa perché se un animale èmalato si rischia una trasmissione anche all’uomo. Su quale sia l'origine della malattia non c’è ancora una risposta chiara, ma gli scienziati ipotizzano che il covid-19 potrebbe provenire dal Rhinolopus, una specie del pipistrello, e che ci sarebbe stato un possibile ulteriore scambio tra animali per poi arrivare all'uomo tramite i pangolini perché le loro scaglie sono utilizzate illegalmente nella medicina tradizionale cinese.   

Distruzione della biodiversità

Modificare l’habitat naturale di questi animali selvatici è un motivo di diffusione. Il Wwf ha spiegato che “la distruzione di habitat e di biodiversità provocata dall’uomo rompe gli equilibri ecologici in grado di contrastare i microrganismi responsabili di alcune malattie e crea condizioni favorevoli alla loro diffusione”. In oltre “la realizzazione di habitat artificiali o di ambienti poveri di natura e con un’alta densità umana possono ulteriormente facilitare la diffusione di patogeni”. Allo stesso modo “le periferie degradate e senza verde di tante metropoli tropicali, ad esempio, sono la culla perfetta per malattie pericolose e per la trasmissione di zoonosi, mentre la diffusione in paesi tropicali di sistemi d’irrigazione, canalizzazioni e dighe permette la riproduzione di vettori come alcune specie di zanzare”. Anche l’Ipbes, organizzazione dell’Onu, conferma che “gli ultimi studi mostrano che il numero di epidemie (Sars, Mers, Ebola e Aids) sia cresciuto globalmente negli ultimi decenni” a causa dell’azione irresponsabile dell’uomo. L’ambiente terrestre è cambiato del 75% e quello marino di 66% mettendo a rischio di estinzione circa 1 milione di specie animali e vegetali. Le conseguenze dell’uomo sull’ambiente potrebbe essere fatale: perdite di specie predatrici, aumento dei siti di riproduzione dei vettori delle malattie.   

La deforestazione

La metà delle zoonosi (malattie infettive trasmesse da animali a uomini) sono quindi dovute ai cambiamenti di uso del suolo e la distruzione di habitat come le foreste. In queste foreste sono presenti milioni di specie, tra cui anche quelle non studiate dagli scienziati. Ci troviamo di fronte a virus, batteri, funghi e molti altri organismi che possono sviluppare nuovi virus. David Quammen, autore scientifico, afferma che “là dove si abbattono gli alberi e si uccide la fauna i germi del posto si trovano a volare in giro come polvere che si alza dalle macerie”.   

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Il caso Ebola

Il virus Ebola è un esempio che illustra bene la problematica della deforestazione. Questo virus si era diffuso inizialmente fra i pipistrelli. Dopodiché quando la foresta è diventata un luogo di accesso alla popolazione (per esempio l’accesso alle strade e costruzione di villaggi) e un territorio di caccia, il virus ha più facilità ad essere in contatto con l’uomo. Proteggere l’ambiente, il pianeta, la salute pubblica è un grande obiettivo, ma non bisogna dimenticare anche il fattore economico. La malattia Sars ha contagiato 98mila persone nel 2003 e per contrastarla sono stati spesi quasi 50 miliardi di dollari.

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