Oltre la metà degli squali e delle razze del Mediterraneo sono a rischio estinzione

La denuncia del dossier di Legambiente afferma che palombi e spinaroli potrebbero presto sparire dal Mare Nostrum. Anche i delfini vittime della pesca intensiva

Uni squalo - foto archivio Ansa EPA/ADAM BERRY

Oltre la metà, almeno il 53%, di squali, razze e chimere originarie del Mediterraneo, come il palombo e lo spinarolo, sono a rischio estinzione, tra loro palombo e spinarolo.

Il dossier

L'allarme arriva dal dossier ''Biodiversità a rischio'' di Legambiente, che sottlinea come siano tanti gli animali marini vittime soprattutto di catture accidentali nelle attività di pesca a strascico o di piccola pesca. Tra questi anche tantissimi delfini, i cui corpi senza vita vengono sempre più spesso ritrovati sulle spiagge italiane. A fronte di una popolazione di tursiopi di circa 10mila individui in un'area che va dal Mar Ligure al Tirreno, dal Canale di Sicilia all'Adriatico, ogni anno sono circa 180 i delfini trovati morti lungo le coste, afferma il dossier.

L'emergenza

"Il declino della biodiversità galoppa a un ritmo senza precedenti nella storia dell'uomo. Un'emergenza tra le emergenze. Il 2020 funestato dal Covid-19 avrebbe dovuto essere l'anno cruciale per il raggiungimento degli obiettivi decennali sulla conservazione della natura, ma così non è stato. Per questo è fondamentale che il nuovo decennio sia quello della svolta decisiva nella tutela della natura e delle specie", denuncia Legambiente. Si stima che durante le abituali attività di pesca più dell'88% dei pescatori abbia catturato degli squali, che muoiono nel 25% dei casi. Un quadro preoccupante che si aggiunge a quello tracciato dalle Liste Rosse italiane sullo stato di conservazione di flora e fauna della Penisola.

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Tutelare gli ecosistemi

Il declino della biodiversità, ha spiegato il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, “è uno dei maggiori problemi ambientali che l'umanità si trova ad affrontare”, mentre gli inaspettati avvistamenti di animali marini durante la crisi del Covid-19, che ha comportato la riduzione delle attività di pesca nei nostri mari, “dovrebbe spingerci a una riflessione globale sull'urgenza di tutelare gli ecosistemi”. Per Ciafani “occorre invertire il paradigma di una natura che soccombe alle scelte economiche e preservare ecosistemi sempre più fragili. Per questo, dal 2020 l'Italia deve innescare un cambiamento urgente e definire politiche a breve e lungo termine".

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