Sequestro di carbonio nei campi agricoli, Spagna e Francia frenano sui target obbligatori

Alla riunione dei ministri dell'Agricoltura dell'Ue, tutti concordi sulla necessità di maggiori finanziamenti alla ricerca scientifica. Ma resta l'incognita su come attuare le misure con la nuova Pac

E' considerata una misura chiave contro i cambiamenti climatici: usare i terreni per le coltivazioni e gli allevamenti come giganteschi "filtri" per catturare la Co2 emessa nell'aria. In gergo si chiama "sequestro del carbonio nel suolo" e in tutto il mondo sono allo studio una serie di tecniche per sfruttare al meglio l'enorme potenziale di sostenibilità che abbiamo sotto i piedi. Il problema è che per farlo, occorre intensificare le ricerche e cambiare i modelli di produzione. Ecco perché i ministri dell'Agricoltura dell'Ue hanno chiesto maggiori finanziamenti nell'ambito della nuova Pac. Ma anche più flessibilità nell'attuazione delle misure connesse a tale obiettivo. 

Il fatto è che su un punto gli scienziati sono d'accordo: la capacità del suolo di catturare e sequestrare carbonio aumenta laddove si usano pratiche di agricoltura rigenerativa e organica. Mentre colture e allevamenti intensivi hanno l'effetto opposto. Alcuni dei dissipatori di carbonio più efficaci sono prati e pascoli permanenti, nonché terreni agricoli situati su torbiere e altri terreni organici. Le buone pratiche agricole, come la rotazione delle colture e il rimboschimento, possono anche avere un ruolo nel mantenere l'agricoltura neutrale rispetto al carbonio.

I ministri Ue lo sanno, ma devono fare i conti anche con gli interessi nazionali. Ecco perché, nel sottolineare come la proposta per la nuova Pac (che dovrebbe scattare nel 2023 secondo le ultime notizie), diversi Paesi intervenuti alla riunione informale del Consiglio agricoltura di Helsinki, hanno "chiesto maggiore flessibilità quando si tratta di misure mirate sullo stoccaggio del carbonio", scrive Euractiv. Francia e Spagna, in particolare, non vedono di buon occhio l'idea, sollecitata dagli ambientalisti, di fissare dei target obbligatori sullo stoccaggio.

"Sono necessarie ulteriori ricerche, esperimenti scientifici e misure a lungo termine poiché la sfida su come misurare il sequestro del carbonio è ancora aperta - scrive Euractiv - mentre cambiamenti sfavorevoli nelle pratiche agricole e nell'uso del suolo possono anche ridurre l'efficienza delle azioni intraprese". Inoltre, scrive sempre Euractiv, ci vuole molto tempo per vedere gli effetti delle azioni dello stock di carbonio. "Ciò che facciamo oggi può richiedere cinque o addirittura 10 anni per vedere gli effetti sull'aumento del carbonio", ha affermato un esperto finlandese.

Da qui la richiesta (unanime) di maggiori finanziamenti per la ricerca. Anche se resta l'impressione che a preoccupare, più che i limiti scientifici in materia, siano i cambiamenti di modelli produttivi che le misure per aumentare il sequestro di carbonio comportano inevitabilmente.  

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