“Crollo della produzione di vino con l’aumento delle temperature”, l'allarme degli scienziati

Un riscaldamento pari a 2°C provocherebbe la scomparsa del 56% dei vigneti, mentre con 4°C in più si perderebbe l’85% della superficie destinata alle viti, ma la percentuale sale al 90% se si considera la sola Italia

È allarme sui destini della produzione mondiale di vino dopo che un team di ricercatori ha esaminato le conseguenze del cambiamento climatico sulla salute delle vigne. Studi condotti sul suolo più adatto alla coltivazione di undici varietà d’uva tra le più popolari hanno rivelato che un aumento di 2 ulteriori gradi rispetto ai livelli preindustriali comporterebbe una perdita del 56% di terra adatta alla coltivazione delle vigne nelle attuali regioni leader nella produzione di vino. Si prevede, ad esempio, che il vitigno bianco Ugni blanc - meglio noto come Trebbiano Toscano - perderebbe il 76% dell'area adatta alla sua coltivazione. Meno peggiore, anche se di poco, sarebbe il destino del Riesling, con una riduzione di suolo pari al 66%.

Scenario da incubo per Italia e Spagna

Il modello suggerisce che il riscaldamento globale potrebbe colpire ancora più duramente le cantine. Un aumento di 4 gradi significherebbe infatti la perdita dell’85% delle aree coltivabili a vite. Si evidenzia anche che, se anche queste aree venissero ripiantate con un'uva da vino più adatta al clima caldo, il 24% dell'area di coltivazione nelle regioni attuali andrebbe comunque perso. Ciò significa che i margini di riduzione della perdita di superficie si possono ottenere, oltre che dalla riduzione delle emissioni e dunque del riscaldamento, dalle tecniche di adattamento al nuovo contesto climatico. Il team di ricercatori ha però affermato che alcuni Paesi saranno più colpiti di altri. La perdita di terra per le varietà più popolari potrebbe colpire il 90% del suolo in Italia e Spagna, con un aumento delle temperature inferiore a +4°C.

Le vigne in Regno Unito

D’altro canto ci sono aree che si “avvantaggerebbero” del nuovo clima e diventerebbero quindi capaci di produrre vino. Alcune zone del Regno Unito, ad esempio, diventerebbero adatte per le uve man mano che il Pianeta continua a riscaldarsi, con varietà a maturazione precoce come il pinot nero.

Le reazioni

Ignacio Morales-Castilla, coautore dello studio e professore dell'Università di Alcalá, in Spagna, mette in luce il "messaggio positivo" che consiste nella possibilità di "adattare la viticoltura ai cambiamenti climatici". "La diversità è uno strumento molto interessante per farlo", prosegue il professore che poi avverte: "Dovremmo limitare il riscaldamento il più possibile, perché più riscaldamento abbiamo, meno opzioni di adattamento ci saranno".

Il professor Steven Penfield del Dipartimento di genetica delle colture del John Innes Center, che non era coinvolto nella ricerca, ha accolto con favore lo studio. La ricerca, spiega Penfield, mette in luce che "se i coltivatori sono disposti ad adattarsi cambiando le varietà che coltivano, ci sono modi per mantenere i raccolti di fronte all'aumento delle temperature, almeno negli scenari di emissioni meno estreme”.

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