Coronavirus, ecco perché anche la tregua Usa-Cina sui dazi è a rischio

Tra le condizioni poste da Trump per la pace commerciale c’era l’impegno di Pechino ad acquistare soia americana per garantire un futuro all’agricoltura a stelle e strisce. Ma la crisi sanitaria sta facendo crollare il prezzo dei semi

Non c’è pace per la Cina e tantomeno per l’agricoltura americana. Con la diffusione del Coronavirus, e il conseguente stop a una delle regioni più produttive della superpotenza asiatica, a risentirne sono state anche le delicate quotazioni dei prodotti agricoli, colonna portante della pace commerciale tra Cina e Usa. L’andamento della soia al Chicago Board of Trade è andata decisamente al ribasso per nove giorni consecutivi, facendo crollare il prezzo del prodotto del 10%. Una crisi dei mercati agricoli dovuta alle preoccupazioni sul taglio della domanda cinese a causa del Coronavirus, che ha frenato sul nascere qualsiasi tentativo di rimbalzo degli acquisti.

L'accordo

La Cina è il più grande consumatore di soia al mondo e il recente accordo sui dazi con gli Usa è ora a rischio poiché si fondava proprio sull'impegno cinese di acquistare più semi dagli Usa. Ma con l’imprevedibile stop alla produzione cinese dovuta al virus, il rallentamento dell’economia rischia di portare conseguenze negative per il settore agricolo americano, rendendo vani gli sforzi protezionisti di Donald Trump

Gli effetti del prezzo in calo

Un’eventuale prosecuzione del trend al ribasso del prezzo della soia porterebbe infatti a conseguenze fortemente negative per l’intero settore primario a stelle e strisce. Il 52% del valore delle esportazioni agricole Usa dipende infatti dalla soia, materia prima fondamentale per i mangimi d’allevamento in tutto il mondo. La quotazione dei semi ha registrato il calo mensile più forte da giugno 2018, nonostante la chiusura dell’accordo tra Washington e Pechino. All’indomani delle strette di mano gli analisti avevano accolto con scetticismo la promessa della Cina di rispettare gli impegni di acquisto assunti con gli Usa.

Ripercussioni sull'Italia

Il prezzo in calo mette quindi l’amministrazione americana di fronte a un nuovo scenario. “Un cambiamento che riguarda direttamente l’Italia”, scrive la Coldiretti, “che è il primo produttore europeo di soia con circa il 50% della soia coltivata, ma che è comunque deficitaria e deve importare”.

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