Brexit, il pugno duro di Londra mette a rischio il made in Italy

Il premier britannico Johnson non vuole riconoscere i regolamenti Ue sulle merci, in particolari quelli su Dop e Igp. Coldiretti: "A rischio il 30% dell’export agroalimentare tricolore"

Dopo l'addio formale del Regno Unito all'Ue, Londra e Bruxelles dovranno mettersi d'accordo sui futuri rapporti commerciali. Fino al 2020, resteranno in vigore le attuali regole. Ma il tempo per trovare un'intesa stringe e l'agroalimentare italiano è in allerta: il premier britannico Boris Johnson non sembra intenzionato a riconoscere i regolamenti e gli standard europei sulle merci, come richiesto dalla Ue. Tra cui il riconoscimento di Dop e Igp. Per Coldiretti, in questo modo il Regno Unito diventerebbe una sorta di porto franco del falso made in Italy, mettendo a rischio eccellenze che rappresentano circa il 30% sul totale dell’export agroalimentare tricolore.

Dop e Igp

"Senza tutela di Dop e Igp, il made in Italy resterebbe senza protezione europea e subirebbe la concorrenza sleale dei prodotti di imitazione realizzati oltreoceano e nei Paesi extracomunitari", dice Coldiretti. Già in passato, ricorda l'organizzazione, nel Paese britannico vi sono stati casi di fake, "dalla vendita di falso prosecco alla spina o in lattina fino ai kit per produrre in casa finti Barolo e Valpolicella o addirittura Parmigiano reggiano".

L'etichetta a semaforo

Ma i rischi della Brexit non finiscono qui: c'è l’etichetta nutrizionale a semaforo sugli alimenti "che si sta diffondendo in gran parte dei supermercati inglesi e che boccia ingiustamente gran parte del made in Italy a denominazione di origine, compresi prodotti simbolo come l’extravergine di oliva, il prosciutto di Parma, il Grana padano e il Parmigiano reggiano", spiega Coldiretti.

I dazi

A pesare sui rapporti commerciali è anche la minaccia di ostacoli amministrativi alle esportazioni, che scatterebbero con il nuovo status di Paese terzo rispetto all’Unione europea, dopo che le forniture agroalimentari made in Italy stimate nel 2019 sono state pari a circa 3,4 miliardi di euro e classificano il Regno Unito al quarto posto tra i partner commerciali del Belpaese nel settore preceduta da Germania, Francia e Stati Uniti.

Dopo il vino, che complessivamente fattura sul mercato inglese circa 800 milioni di euro nel 2019 secondo le proiezioni di Coldiretti, spinto dal boom del Prosecco Dop con circa 350 milioni di euro, al secondo posto tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti in terra britannica c’è l’ortofrutta fresca e trasformata come i derivati del pomodoro con 250 milioni di euro, ma rilevante – continua la Coldiretti – è anche il ruolo della pasta, dei formaggi e dell’olio d’oliva. Importante anche il flusso di Grana padano e Parmigiano reggiano per un valore che supera i 100 milioni di euro nel 2019 secondo. Nel complesso – sottolinea la Coldiretti – la Gran Bretagna importa dall’Unione europea quasi un terzo del cibo consumato.

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