"Coronavirus, chi ha il reddito di cittadinanza aiuti in campagna"

La proposta dell'Alleanza cooperative agroalimentari in seguito alla carenza di manodopera straniera: "Sempre più arduo riuscire a garantire ancora a lungo ai cittadini una assoluta continuità nella fornitura di cibo"

Carenza di manodopera che potrebbe essere colmata o con l'estensione dei permessi di soggiorno o persino ricorrendo ai percettori di Rdc, stress psicologico le difficoltà logistiche nel trasporto a livello Ue: i problemi in campagna e negli stabilimenti produttivi stanno "aumentando di giorno in giorno, rendendo sempre più arduo riuscire a garantire ancora a lungo ai cittadini una assoluta continuità nella fornitura di cibo". A lanciare l'allarme Giorgio Mercuri, presidente dell'Alleanza cooperative agroalimentari che con le sue 5.000 imprese associate detiene il 25% del fatturato alimentare del Paese.

"Non c'è personale adesso che accetti di venire a lavorare nel nostro Paese. Pesantissime sono le ripercussioni sulle produzioni attualmente in campo, come gli asparagi - per i quali mancano all'appello migliaia di lavoratori - ma sono a rischio tutte le produzioni primaverili, a partire dalle fragole, che si avvicenderanno nelle prossime settimane nelle varie regioni d'Italia", afferma Mercuri. Alleanza cooperative fa sapere di essere al lavoro con il ministero dell'Agricoltura per individuare soluzioni al problema: "una proposta potrebbe essere quella di prolungare i permessi di soggiorno per i lavoratori extracomunitari oppure la possibilità di impiegare in campagna, nella congiuntura di emergenza, i cittadini idonei ai quali viene attualmente erogato il reddito di cittadinanza".

Un'altra ipotesi è l'estensione degli istituti della codatorialità e del distacco ai rapporti tra socio e cooperativa per aiutare a rafforzare la continuità produttiva, garantendo più personale nelle nostre imprese in questa fase delicata. Il tutto si unisce ad una situazione di aggravio di responsabilità e stress per i lavoratori del settore, tra varianti organizzative, sanificazione dei locali e sicurezza delle linee di lavorazione che generano inoltre un aumento dei costi sostenuti nei centri di lavorazione e nei magazzini nell'ordine del 20%, che potrebbe incidere anche sul costo complessivo del prodotto, pur se di pochi centesimi".

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Criticità infine per il trasporto, nonostante gli appelli della Commissione Ue per una libera circolazione delle merci. Restano infatti, denuncia Alleanza cooperative, problemi logistici legati alle consegne degli ordinativi con l'autotrasporto: in direzione di Polonia, Romania, Austria, Croazia, Slovenia e Serbia ci sono controlli e persino divieti di transito dei camion, che "determinano nell'ipotesi migliore gravi ritardi e costi aggiuntivi ingiustificati. Si tratta, nella quasi totalità dei casi, di prodotti destinati all'export e non riassorbili dal consumo interno", conclude Mercuri.

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