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Coltivare 1000 alberi da frutto combattendo la siccità: quando il Sud fa scuola in Europa

L'ex fotoreporter Paolo Belloni ha dato vita ai Giardini di Pomona, in Puglia, regno della biodiversità. Con tecniche innovative studiate anche all'estero

 

Ha lasciato la sua Milano per dare vita nel profondo Sud, nel Brindisino, a un vero e proprio regno della biodiversità e della ricerca, un po' conservatorio botanico, un po' agriturismo. Si chiama Paolo Belloni, ex fotoreporter, appassionato di agricoltura: la sua creatura l'ha chiamata I Giardini di Pomona, in onore della dea latina dei frutteti. Ed è la frutta la grande protagonista di questo luogo incantato, incastonato fra i borghi di Cisternino, Locorotondo e Martina Franca e a poca distanza dall’azzurro mare Adriatico. "Qui abbiamo circa 1000 varietà di alberi da frutto, di cui 600 fichi - racconta - Dieci ettari coltivati con metodo biologico e sperimentando tecniche di aridocoltura, ossia di coltivazione in assenza di acqua. Del resto, l'acqua e la desertificazioni sono le sfide del futuro". 

Un futuro a cui Belloni guarda cercando nel passato: "La maggior parte delle nostre varietà provengono da coltivazioni che rischiavano di scomparire. La decisione di trasferirmi al Sud è perché qui c'è la vara banca genetica dell'Italia". Una banca a rischio estinzione che I Giardini di Pomona sta cercando di lasciare alle prossime generazioni. Anche recuperando varietà di altri luoghi del mondo, come il cachi di Nagasaki, figlio di una piantina scampata alla bomba atomica esplosa sulla città giapponese il 9 agosto 1945 e ritrovata fra le macerie. 

Ma come dicevamo I Giardini di Pomona non sono solo un conservatorio botanico: qui si fa ricerca. "Con Erasmus Plus - dice Belloni - vengono da noi giovani europei per studiare le nostre tecniche. Senza dimenticare che un terzo dei nostri ospiti vengono dal resto d'Europa". Insomma, quando il Sud fa scuola nell'Ue. 

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