Ricercatori e agronomi contro il disegno di legge sul biologico

In 200 firmano un appello ai senatori: “Non affronta i gravi limiti, anche in prospettiva futura, dell'agricoltura in termini di efficienza produttiva e di impatto ambientale”

Il disegno di legge sul biologico in discussione nel Parlamento italiano, nella sua forma attuale "non affronta i gravi limiti, anche in prospettiva futura, dell'agricoltura biologica in termini di efficienza produttiva e di impatto ambientale per unità di derrate prodotte, evitando di allinearsi ai principi che tengono conto dell'interesse generale dell'agricoltura nazionale". Inoltre "non viene affrontato il nodo dei controlli delle produzioni bio, controllo attualmente lacunoso se non poco affidabile a causa del rapporto anomalo esistente tra valutatori e produttori e che vede il controllore pagato dal controllato: in questa situazione il consumatore non è certo della salubrità dei prodotti acquistati si nega il diritto dei produttori agricoli ad essere protetti dalla concorrenza sleale da parte di produttori bio poco onesti". È quanto si legge in un appello lanciato da un gruppo di oltre 200 agricoltori, agronomi e scienziati alla commissione Agricoltura del Senato sul disegno di legge sulle produzioni biologiche.

Il ddl, il cui iter in 9a commissione a Palazzo Madama non è ancora partito, è stato approvato alla Camera il 22 dicembre scorso. Per i sottoscrittori, esistono "ragioni necessarie e sufficienti perché si provveda a ritirare il disegno di legge, da ripresentare eventualmente solo dopo una profonda modifica nell'impianto e nei contenuti". Nel documento si mettono in evidenza: la scarsa produttività del biologico, con cali di resa in pieno campo che vanno dal 20 al 70% a seconda della coltura, l'elevato utilizzo di pesticidi e fitofarmaci, il sensibile aumento delle terre per la coltivazione, perché per unità di prodotto il bio comporta un maggior impatto ambientale, l'aumento dei prezzi al consumo generalizzato, la denigrazione che si fa dell'agricoltura tradizionale.

Inoltre, come si legge nella nota critica verso il settore bio, quest'ultimo è un settore più che modesto: infatti "nel 2017 i dati consuntivi evidenziano che nell'ultimo anno l'incidenza del biologico sull'agroalimentare totale è salita dello 0.2%, passando dal 2,8 a 3% Si tratta quindi di un settore di debole appeal, nonostante l'ingente marketing, e a tutt'oggi non rappresentativo dell'agricoltura e del mercato alimentare italiano". In sintesi, secondo i firmatari dell'appello, si "delinea un quadro chiaroscurale sulla produzione del biologico e sul sostegno pubblico ad esso tributato, che il ddl vorrebbe sensibilmente irrobustire: rispetto a tale quadro, una classe politica che si dichiara sensibile alla programmazione, alla sicurezza alimentare, alla salubrità dei cibi e alle esigenze dei ceti popolari non dovrebbe rimanere indifferente". Necessario invece, sostengono gli agronomi e i ricercatori, promuovere una legislazione agricola che tuteli l'interesse generale, tra cui la libera concorrenza tra imprenditori agricoli e i redditi dei consumatori tramite prodotti alimentari di qualità e a prezzi contenuti".

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Dunque, in conclusione, si ritiene il progetto legislativo "del tutto inadeguato a garantire lo sviluppo armonico, l'efficacia (in termini di auto-sufficienza, sicurezza alimentare e salubrità dei prodotti) e l'efficienza del sistema agro-alimentare italiano, in quanto esso si fonda su una serie di presupposti inconciliabili con un'Agricoltura tecnologicamente evoluta e fondata sullapplicazione delle moderne acquisizioni della scienza". E questo "mortifica non solo le aspettative dei nostri imprenditori agricoli più professionali ma anche le legittime aspirazioni della comunità scientifica nazionale".

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