Pac, questa sconosciuta: il 58% degli italiani non conosce la politica Ue per l'agricoltura

Solo il 21% sa che Bruxelles aiuta con fondi diretti gli agricoltori. E 7 su 10 sono all'oscuro delle misure di protezione europee per i prodotti, compresi quelli Dop e Igp. I risultati dell'indagine Demopolis-Citynews

Alla fine del 2020, gli agricoltori europei riceveranno quasi 300 miliardi di euro di aiuti diretti. Solo nel 2019, quelli italiani ne hanno incassati 1,2 miliardi. Mentre con il recente riconoscimento dell'Olio di Puglia, il made in Italy agroalimentare ha ottenuto la certificazione numero 300 tra Dop e Igp, marchi fondamentali sia per la promozione, sia per la difesa di questi prodotti da fake e imitazioni sui mercati esteri. Eppure, pochissimi nel Belpaese sanno che dietro queste misure c'è l'Unione europea e in particolare la Pac, la Politica agricola comune portata avanti dalla Commissione Ue. Solo il 42%, circa 2 italiani su 3, sa che cosa sia la Pac. E appena il 21% è consapevole del fatto che gli aiuti diretti a coltivatori e allevatori arrivano dalle casse di Bruxelles. Mentre solo 3 su 10 sanno che l'Ue si occupa di tutelare e promuovere non solo orgogli nazionali come Parmigiano e San Daniele, ma anche eccellenze territoriali meno conosciute.

Sono questi alcuni dei risultati dell'indagine "Percezione e consapevolezza dei cittadini italiani sui temi della Politica Agricola Comune", condotta dall'istituto di statistica Demopolis per il Gruppo editoriale Citynews nell'ambito del progetto AgriFoodToday Multimedia, co-finanziato dall'Unione europea. L'indagine, condotta su un campione di 3.000 intervistati, nasce con l'obiettivo di verificare i livelli di conoscenza e le sensibilità dei consumatori italiani in merito alle peculiarità e agli obiettivi della Pac, compresi i temi connessi della sostenibilità ambientale, delle produzioni agroalimentari nell’economia europea, e l’attenzione dei consumatori alle produzioni e alle scelte alimentari di qualità.      

"Oggi, poco più di 4 cittadini su 10 dimostrano di conoscere effettivamente che cosa si intenda per Pac, e oltre un quarto non saprebbe indicare in quali ambiti intervenga l’Ue in tema di agroalimentare e sviluppo rurale - dice Pietro Vento, direttore di Demopolis - In compenso, anche a fronte delle radicate apprensioni sui rischi per l’ambiente, l’agricoltura e l’alimentazione che attraversano l’opinione pubblica, esiste fra i cittadini una corposa domanda di informazione: oggi, il 80% della popolazione si dichiara interessato ai temi che riguardano l’alimentazione e la qualità del cibo, anche per le molte apprensioni che i consumatori nutrono sulla salubrità degli alimenti in commercio e che incidono quotidianamente sulle propensioni alimentari dei cittadini e sulle scelte dei responsabili degli acquisti". Ma la sicurezza dei cibi quotidianamente consumati non può prescindere dalla protezione dell’ambiente. In quest’ottica, continua Vento, "gli italiani chiedono a gran voce che l’agricoltura smetta di subire gli effetti del cambiamento climatico e sappia contribuire a mitigarne l’azione. Si tratta di un prerequisito rilevante per avvicinare i cittadini alla Politica agricola comune poiché la tutela attiva di uno sviluppo rurale sostenibile passa attraverso una Pac efficace e ben accettata ed applicata sui territori", spiega il direttore di Demopolis.

Ma vediamo punto per punto i risultati dell'indagine

Il ruolo dell’Unione europea per l’agricoltura

La capacità di intervento dell’Ue in materia di sviluppo rurale è riconosciuta solo in parte, e limitatamente ad alcuni ambiti operativi, che per oltre un quarto degli intervistati sono del tutto sconosciuti.
Il 56% segnala il supporto agli investimenti nel settore, mentre solo 4 su 10 individuano la tutela della sicurezza alimentare e la promozione dell’imprenditoria agricola giovanile. In termini minoritari, fra le aree di intervento dell’Ue, sono individuati anche il sostegno all’innovazione (37%), la protezione dei prodotti europei (32%) e delle produzioni di qualità (30%).
L’auspicio è che l’Ue sostenga l’imprenditoria agricola giovanile (73%) e l’innovazione (68%). Meno comprese risultano le politiche di sostegno al reddito degli agricoltori.

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La Politica agricola comune: conoscenze e priorità dei cittadini

Che cosa sia la Pac, oggi in Italia, è cognizione di una minoranza di cittadini. Solo il 42% dichiara di aver sentito parlare di Politica agricola comune. Eppure, l’operatività della Pac è ampiamente caldeggiata dai cittadini ed interviene in ambiti di estrema sensibilità per l’opinione pubblica. A fronte di periodici allarmi sul rischio alimentare, i consumatori italiani segnalano indici di apprensione crescenti. Si tratta di una percezione amplificata di vulnerabilità che richiede antidoti di natura istituzionale, fortemente connessi alle dinamiche della Pac.

Secondo l’indagine, una corposa maggioranza di intervistati richiede infatti che l’Unione europea garantisca maggiore salubrità dei cibi (75%), tuteli le produzioni locali di qualità (66%), presìdi la sicurezza alimentare (64%). Circa la metà del campione sollecita interventi di sostegno al comparto, a partire dalla rimozione delle complicazioni burocratiche (54%), dal monitoraggio dei prezzi per i prodotti (51%), fino alla promozione dell’imprenditoria giovanile (50%) e degli investimenti (47%), ed alla creazione di nuovi posti di lavoro nella filiera (42%). Il 36% degli intervistati ricorda che l’Ue dovrebbe impegnarsi in interventi che mirino alla mitigazione dell’impatto dei cambiamenti climatici.

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Le politiche di sostegno nella percezione dell’opinione pubblica

Lo sviluppo rurale in Italia ed in Europa va incentivato, ma non senza presìdi di controllo. In quest’ottica, i cittadini approvano che, secondo i dettami della Pac, le sovvenzioni agli agricoltori siano collegate ad alcuni obblighi in materia di ambiente, sicurezza alimentare e benessere degli animali, e concorda sul fatto che possano essere anche revocate. Innanzitutto, ogni beneficio va soppresso – secondo gli intervistati – se non sono rispettati gli standard di sicurezza alimentare (91%), ma anche se non si rispettano i criteri di allevamento ed il benessere degli animali (72%) o non si osservano le prescrizioni in tema ambientale (65%). Inoltre, gli italiani approvano che l'Ue supporti gli agricoltori con sussidi per lo svolgimento di pratiche agricole benefiche per il clima e l'ambiente, ma l’opinione pubblica pretende vigilanza per verificare che le attività siano effettivamente e correttamente realizzate.

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Agricoltura e protezione dell’ambiente

L’indagine condotta da Demopolis individua anche le connessioni percepite in seno all’opinione pubblica fra dinamiche delle aree rurali e lotta al cambiamento climatico. L’86% degli intervistati ritiene importante il ruolo dell’agricoltura per la tutela della salute umana e dell’ambiente, e le connessioni sono fitte e profonde. La metà dei cittadini ritiene che l’agricoltura subisca gli effetti del cambiamento climatico. Un terzo auspica che contribuisca a mitigarli.

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Dinamiche di sviluppo delle aree rurali

Che l’agroalimentare possa rivelarsi chiave di rilancio per l’Italia è dato radicato. Ma è diffusa anche la convinzione che pesanti limiti gravino sullo sviluppo delle aree rurali; ed in misura maggioritaria, i cittadini indicano dimensioni esogene rispetto alla stretta dinamica del comparto. Secondo i dati dell’indagine Demopolis per Citynews, sono l’eccesso di vincoli burocratici (68%), la cattiva gestione delle risorse europee in alcune Regioni (60%), le carenze infrastrutturali (55%), nella percezione degli intervistati, a limitare lo sviluppo delle aree rurali in Italia. E la fragile dotazione infrastrutturale preoccupa particolarmente nel Mezzogiorno d’Italia. Il 46% indica anche la penuria di aiuti ed investimenti statali. Minoritaria è la segnalazione di debolezze del comparto: dai limiti in termini di spirito manageriale (35%) e formazione specifica (34%), alla scarsa innovazione tecnologica (31%).

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In termini di tutela di uno sviluppo rurale sano, molto attesi sono gli interventi di contrasto alle pratiche sleali nella filiera agroalimentare, come lo sfruttamento dei lavoratori e il caporalato (90%), mentre convincono solo in parte i numerosi accordi commerciali tra l'Unione Europea e altri Paesi del mondo, promossi con l'obiettivo, tra l'altro, di facilitare lo scambio di prodotti agricoli e alimentari. L’opinione pubblica si dimostra spaccata sulla valutazione di utilità degli accordi per agricoltori e consumatori, e si segnalano ampi segmenti di popolazione che ignorano il tema. 

La sicurezza alimentare nella percezione dei consumatori

L’attenzione ai temi dell’alimentazione e dell’agricoltura si rivela strettamente connessa alle emergenti preoccupazioni sulla sicurezza degli alimenti in commercio e sulle nuove tecnologie applicate all’agricoltura ed all’allevamento. Secondo i risultati dell’indagine Demopolis per Citynews, molto elevata è oggi la percezione dei rischi legati alla sicurezza dei prodotti agroalimentari: l’85% teme la presenza nel cibo di residui di pesticidi, erbicidi e trattamenti antiparassitari, ma anche di antibiotici e ormoni nelle carni (74%). 7 su 10 segnalano l’inquinamento dell’acqua, della terra e dell’aria, anche in termini di presenza di plastiche o microplastiche (66%). 6 su 10 temono che l’uso di additivi o conservanti sia nocivo per la salute; 5 su 10 ricordano il rischio di malattie e contaminazioni batteriche negli animali. In questo contesto, scende il timore per l’uso di Ogm.  Considerate le apprensioni diffuse, non stupisce che oggi quasi 9 intervistati su 10 esprimano preoccupazioni sui criteri odierni di coltivazione ed allevamento degli animali.

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