Ue protegge 26 prodotti tipici italiani in Cina. Coldiretti: “Sono solo il 3%”

Nella lista delle 100 indicazioni geografiche europee che saranno tutelate da Pechino le etichette del Belpaese sono le più numerose. Ma le organizzazioni di categoria si dividono. Confagricoltura: “Accordo storico”

Sono diametralmente opposte le reazioni del settore agroalimentare italiano alla lista pubblicata oggi dalla Commissione europea con i 100 prodotti tipici del Vecchio Continente che saranno protetti anche nel mercato cinese. L’Italia, con le sue 26 indicazioni geografiche protette, è il Paese dell’Ue più tutelato nei traffici commerciali con Pechino, che ha annunciato il riconoscimento dei marchi europei di qualità a patto che altrettante indicazioni geografiche cinesi vengano tutelate nel mercato unico europeo. Il mutuo riconoscimento viene valutato negativamente da Coldiretti, insoddisfatta dell’intesa che “protegge appena il 3% dei prodotti italiani a indicazione di origine”. Soddisfatta è invece Confagricoltura che parla di “accordo storico” e “opportunità importante per il made in Italy agroalimentare”. 

La lista

Tra i 26 prodotti italiani tutelati dal partner asiatico ci sono 14 vini (Asti, Barbaresco, Bardolino superiore, Barolo, Brachetto d'Aqui, Brunello di Montalcino, Chiani, Prosecco Conegliano-Valdobbiadene, Dolcetto d'Alba, Franciacorta, Montepulciano d'Abruzzo, Soave, Toscano e Vino nobile di Montepulciano), sette formaggi (Asiago, Gorgonzola, Grana Padano, Mozzarella di Bufala campana, Parmigiano Reggiano, Pecorino Romano, Taleggio), tre salumi (Bresaola della Valtellina, Prosciutto di Parma e San Daniele), più Aceto Balsamico di Modena e Grappa. Fra gli altri marchi tipici europei protetti spiccano per notorietà il Cava spagnolo e lo Champagne francese, la Feta greca e l'Ouzo, il whiskey irlandese e quello scozzese (noto come whisky o scotch), la birra Münchener tedesca, la Wodka polacca, il Porto, e il Queso Manchego.

Le reazioni

“In una fase di crescenti tensioni commerciali, la firma di oggi tra Ue e Cina – commenta il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti - dimostra come gli accordi internazionali, opportunamente ponderati e basati su condizioni di reciprocità, possano essere di interesse e beneficio per entrambe le parti”. Confagricoltura evidenzia inoltre che l’intero settore agroalimentare italiano vale in Cina 440 milioni di euro e che il Belpaese è il quarto fornitore, nonché il quarto cliente della Repubblica Popolare Cinese nell’ambito dei Paesi europei.

“Nella lista sono compresi i prodotti tipici più esportati all’estero - commenta la Coldiretti - ma con importanti esclusioni”. “Il rischio - prosegue la nota dell’organizzazione - è che la mancata protezione di tutti gli altri marchi Made in Italy legittimi la produzione di imitazioni dei prodotti tricolori in un Paese”.

I prodotti cinesi 

Di contro, l’Ue si impegna a tutelare 100 Igp cinesi, tra le quali ci saranno una serie di the (come quelli verdi di Wuyuan e Songxi), l'aglio di Pizhou, lo zenzero e la cipolla di Anqiu, il kiwi rosso di Cangxi, la pera di Jinxhou, il riso di Wuchang, i funghi Xixia e quelli neri di Dongning, l'anatra salata di Nanjing, la patata Wuxi, le bacche Goji di Jinghe e moltissimi altri prodotti poco noti agli occidentali, ma ben conosciuti dalle numerose comunità cinesi del Vecchio Continente.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Patatine fritte, l'Ue va alla guerra (commerciale) con la Colombia

  • Tanto lavoro, pochi migranti: il decreto flussi non funziona. M5s: "Va rivisto"

  • L'Efsa contro la strage dei pulcini: sostenere le innovazioni per evitarla

  • "Basta a salse con derivati dal petrolio al posto del tartufo"

  • Basta sprechi, ecco le 10 mosse per ridurre il cibo che finisce in spazzatura

  • Mangi poche verdure? “Colpa” di un gene

Torna su
AgriFoodToday è in caricamento