Via Campesina striglia l’Ue: “Una fattoria chiusa ogni minuto negli ultimi 10 anni”

L’organizzazione di contadini attacca il “progetto neoliberale di esclusione sociale e arricchimento delle élite economiche” responsabile del “voto a favore dell'estrema destra e del fascismo”. E presenta le sue proposte per l’Europa che verrà

I toni sono quelli da ultimatum all’Unione europea, accusata di aver accantonato “le politiche pubbliche che regolano il mercato agricolo portando i prezzi al di sotto dei costi di produzione”. Via Campesina, coalizione internazionale di associazioni che rappresentano i piccoli e medi agricoltori, parte da una forte critica delle politiche comunitarie in materia agricola e di sovranità alimentare per poi presentare le sue proposte che ricalcano, a grandi linee, le prese di posizione e le battaglie combattute negli ultimi anni. 

Nonostante la Politica agricola comune di Bruxelles esista da 60 anni, gli attivisti fanno notare che “in soli 10 anni abbiamo perso il 25% delle imprese agricole, ovvero 3,5 milioni di aziende”. “Circa una fattoria è sparita ogni minuto”, sottolinea il comunicato. “Oltre 140 milioni di persone, il 28% della popolazione dell'Ue, vivono in zone rurali”, ma, avvertono, la gente delle campagne è soggetta a una serie di rischi per il futuro. Via Campesina si scaglia contro quella che chiama la “ri-nazionalizzazione della Pac”. In sintesi, si criticano i piani strategici su agricoltura e ambiente delegati agli Stati membri: un sistema che potrebbe provocare - secondo alcuni addetti ai lavori - una competizione al ribasso tra Paesi europei. 

“L'Ue si sta sbarazzando delle politiche di regolamentazione pubblica per abbracciare la privatizzazione della gestione degli aiuti pubblici”, attacca Via Campesina prima di passare alle sue proposte.  La prima riguarda l’annosa questione della partecipazione e democratizzazione delle istituzioni Ue, che, secondo i rappresentanti dei contadini, dovrebbero recepire “le iniziative presentate dalla società civile europea” traducendole in cambiamenti politici.  L’organizzazione chiede anche di “ripristinare la capacità politica di decidere sulla gestione dei mercati al fine di sviluppare pienamente il diritto a un cibo sano per tutta la popolazione”. Via Campesina conferma poi le sue posizioni contro l’Organizzazione mondiale del commercio (la Wto), e il ‘no’ ai trattati di libero scambio di merci come l’esistente Ceta (con il Canada) e il futuro Mercosur (con l’America Latina). Un’opposizione senza se e senza ma ai “modelli di agro-export e agrobusiness”. 

Il resto delle proposte vanno nella direzione di un maggior rispetto dei diritti sociali dei lavoratori in campagna e per una strategia contro lo spopolamento delle aree rurali. Si immagina una Pac che sappia incentivare “l’agricoltura sostenibile che salvaguarda l'ambiente, la biodiversità e la cura degli animali, basata sull'agricoltura familiare e sui piccoli e medi agricoltori, garantendo uno sviluppo e una vita dignitosa in tutte le aree rurali”. “Ricordiamo ai candidati - si legge nel comunicato - la determinazione dei cittadini a rompere con le istituzioni che rappresentano un progetto neoliberale di esclusione sociale e arricchimento delle élite economiche”. 

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Un cammino politico che ha portato, secondo Via Campesina, “a un voto a favore dell'estrema destra e del fascismo, che mette seriamente a repentaglio l'esistenza dei nostri spazi comuni, dei nostri ideali e delle sfide collettive”.  “La nuova legislatura e leadership politica dell’Ue - conclude il documento - dovrà prendere in considerazione le proposte e le alternative del movimento contadino europeo”.

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