Guerra commerciale delle patatine fritte, l’Ue fa causa alla Colombia

Bruxelles avvia un procedimento di fronte al WTO dopo che Bogotà ha introdotto una serie di dazi anti-dumping sui tuberi surgelati

La Commissione europea ha avviato un procedimento nei confronti della Colombia di fronte al Wto, l'Organizzazione mondiale del commercio, allo scopo di difendere le patatine fritte congelate esportate da Belgio, Germania e Olanda dai dazi anti-dumping introdotti un anno fa dal Governo di Bogotà. Il procedimento era stato chiesto a gran voce soprattutto dai belgi, inventori delle famose “frites”, servite con uno spessore non superiore a un centimetro e cotte secondo un’attenta procedura che prevede di friggere le patate per ben due volte

I provvedimenti della Commissione

“Ho chiesto alla direzione generale del Commercio di lanciare il più rapidamente possibile una disputa al Wto contro la Colombia”, ha annunciato la commissaria europea uscente al Commercio, Cecilia Malmstroem. “Questi dazi sono totalmente ingiustificati e danneggiano le imprese europee”, ha spiegato la commissaria. 

I dazi sulle patatine

La decisione del governo di Bogotà di introdurre dei dazi sulle patate fritte importate da Belgio, Germania e Olanda era stata motivata con la necessità di proteggere “l'industria agroalimentare nazionale”. Il ministro degli Esteri belga, Didier Reynders, aveva subito reagito chiedendo alla Commissione di intervenire. La Commissione ha fatto “sforzi considerevoli” per dialogare con la Colombia, ma che non ha ricevuto "risposte soddisfacenti", ha detto Malmstroem. 

Il mercato delle frites

L'associazione belga di professionisti delle patate, Belgapom, teme una guerra commerciale contro uno dei prodotti più famosi del Paese. La Colombia è il terzo Stato, dopo Sud Africa e Brasile, ad aver introdotto misure protezioniste contro le patate importate dal Belgio e altri Paesi dell'America Latina potrebbero seguire l'esempio. La produzione di patate trasformate in Belgio ammonta a circa 4,6 milioni di tonnellate l'anno, di cui il 90% destinato all'esportazione.

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