Bambini sfruttati dietro il cibo che mangiamo. Anche in Italia

Secondo l'ultima stima disponibile, sono almeno 6mila nel Belpaese i minori impiegati nell'agricoltura. Coldiretti ha stilato una lista dei prodotti che arrivano sulle nostre tavole dai Paesi dove questo fenomeno è più diffuso

Minori al lavoro nel mercato di Soccavo a Napoli, in un'immagine del 15 maggio 2012. ANSA/US FRANCESCO ALESI PARALLELOZERO

Nel mondo 1 bambino su 5 è costretto a lavorare. E la stragrande maggioranza è impiegato nell'agricoltura, soprattutto in Africa. Ma non solo. Già, perché sono tanti i Paesi dove il fenomeno fa fatica a essere contrastato, persino in Italia, dove si stima che siano circa 6mila i minori impegnati nelle campagne. Uno sfruttamento che finisce sulle nostre tavole.

Coldiretti ha stilato una lista dei prodotti agroalimentari provenienti da Stati esteri dove si registrano tassi alti di lavoro minorile: dalle nocciole e dagli agrumi della Turchia ai fagioli, alle cipolle e alle zucchine dal Messico, dal caffè della Colombia a quello dal Costa Rica, fino al pesce del Kenya, senza dimenticare il riso del Vietnam e i fiori dell’Ecuador. Coldiretti punta il dito contro l'Unione europea, rea di favorire questo fenomeno attraverso l'apertura del mercato Ue ai prodotti di questi Paesi. 

"L’Unione Europea – sottolinea la Coldiretti - non solo lascia entrare senza ostacoli sul proprio mercato prodotti alimentari ottenuti dallo sfruttamento dei bambini, ma in alcuni casi li agevola attraverso accordi commerciali preferenziali. Si tratta di un comportamento che dietro l’obiettivo del libero commercio nasconde spesso – precisa la Coldiretti - precisi interessi economici che speculano sul lavoro anche minorile". Ecco perché l'organizzazione italiana avverte sui rischi dell'accordo, in fase di rifinitura, tra Bruxelles e i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela). "Secondo il Dipartimento del lavoro Usa - dice Coldiretti - in Argentina sono segnalati preoccupanti casi dalla produzione dell’uva a quella di aglio, per il Brasile le ombre riguardano l’allevamento bovino e quello di polli, oltre al caffè, mentre per il Paraguay problemi ci sono per lo zucchero di canna".

Quello che Coldiretti dimentica di ricordare è che lo sfruttamento, purtroppo, riguarda anche i campi italiani. Dati aggiornati non ce ne sono, ma secondo una stima del 2013 di Save The Children, erano almeno 6mila i minori impiegati nell'agricoltura nostrana, spesso al Sud e spesso migranti. Un livello che potrebbe essere persino più alto oggi, come conseguenza della crisi economica. 

Ecco perché la proposta di Coldiretti di un'etichetta sulla provenienza dei prodotti, in modo da favorire quelli più 'etici', dovrebbe riguardare anche il nostro Paese. E non sono quelli al di là dei confini dell'Ue. 

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