Pesca a strascico, in vigore i nuovi limiti. Le coop: “A rischio 40% del Made in Italy”

Si applicheranno al Mediterraneo Occidentale e riguarderanno il gambero, il nasello, lo scampo e la triglia di fango

Con l'anno nuovo sono entrate in vigore le nuove regole sulla pesca a strascico approvate proprio lo scorso mese dagli Stati membri dell'Unione europea. Le norme, che si applicheranno nel Mediterraneo occidentale, riguardano sei specie molto apprezzate in Italia: il gambero viola, il rosa e il rosso e poi il nasello, lo scampo e la triglia di fango.

La direttiva

La nuova direttiva comunitaria, che si applica anche a Spagna e Francia, punta a tagliare le giornate in mare dei pescatori del 10%, percentuale che potrebbe arrivare al 40% nei prossimi quattro anni, e questo dalla Liguria alla Sicilia settentrionale, inclusa la Sardegna e a ridurre quindi lo sforzo di pesca complessivo. Bruxelles ha introdotto anche un periodo di fermo di tre mesi per la pesca dell'anguilla, oltre alla riduzione delle catture e sforzo di pesca per i piccoli pelagici nell'Adriatico e, sempre nell'Adriatico, un limite di sforzo di pesca per i demersali, le specie che vivono nel fondale. Si tratta di prodotti ittici, quelli toccati dal nuovo regolamento, molto richiesti dal mercato; basti pensare che nasello, scampo e triglia costituiscono il trio simbolo della pesca di paranza.

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"Regalo all'importazione"

Per Fedagripesca i nuovi paletti "avranno un impatto importante in un'area di mare dove la pesca a strascico conta il 29% del totale della flotta nazionale, il 25% degli occupati e il 26% della produzione. Parliamo del futuro di 2 mila lavoratori, oltre 700 pescherecci, per una produzione che vale 120 milioni di euro l'anno". Si tratta di un "regalo all'importazione, con l'inevitabile ridimensionamento della nostra filiera”, ha attaccato l'Alleanza Cooperative Pesca, che ha parlato di rischio per il 40% della produzione nostrana. “Dobbiamo scongiurare che questa proposta imponga nuovi limiti alle possibilità di pesca degli operatori italiani, che per cercare di mantenere una redditività ritenuta adeguata, potrebbero aumentare l'intensità di lavoro a bordo, con possibile aumento dei rischi dovuti allo stress, alla fatica e alla stanchezza".

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