Conte e Macron uniti contro le uve americane: "Stop a invasione, no a proposta Ue"

Secondo i produttori di Italia, Francia e Spagna, i vitigni del Nuovo Continente saranno pure resistenti ai parassiti, ma il loro aroma rovinerebbe la qualità del vino 

Cantine chiuse ai vitigni americani. I rappresentanti dei produttori di vino di dodici Paesi, inclusi Italia e Francia - che si contendono da sempre il primato nella viticoltura a livello mondiale - hanno detto un secco ‘no’ alla proposta del commissario europeo per l’Agricoltura, Phil Hogan, di rimuovere il divieto di fare vino in Europa utilizzando varietà di vitigni americani. 

La proposta Ue

Secondo Hogan, introdurre nel Vecchio Continente la coltura di alcune uve americane, più resistenti a parassiti come la fillossera e ai climi freddi settentrionali, potrebbe avere effetti positivi di carattere ecologico ed economico. Da una parte si utilizzerebbero meno pesticidi, di cui la Vitis vinifera europea sembra più dipendente rispetto alla varietà “cugina” d’Oltreoceano. D’altro canto si favorirebbe l’espansione della produzione vinicola in quei Paesi del nord Europa, esclusi in partenza dal business del vino per via del clima troppo freddo. La Vitis labrusca americana, ad esempio, meglio nota col nome di uva Fragola, è capace di crescere anche nel clima rigido che caratterizza gran parte dell’Europa continentale.

La rivolta dei produttori 

Non bisogna però essere esperti di enologia per sapere che, in fatto di vini, l’Europa che conta è quella meridionale, da sempre molto attenta a tutelare quelle varietà autoctone di Vitis vinifera che l’hanno resa la superpotenza mondiale delle bottiglie da 0,75 litri. E che non ne vuole sentire di “contaminare” la tradizione millenaria con varietà venute da fuori.

“Le varietà di Vitis labrusca si associano solitamente all’aroma volpino”, ha stigmatizzato Ignacio Sánchez Recarte, segretario generale della lobby del vino europeo Ceev (Comité Européen des Entreprises Vins). Nel gergo dei sommelier, per “aroma volpino” s’intende un profumo non esattamente compatibile alle proprietà organolettiche dei vini nostrani.

Il no del governo italiano

Dello stesso parere è il sottosegretario del Governo italiano per l’Agricoltura, Franco Manzato, che nel corso di un recente incontro a Bruxelles ha spiegato che nelle uve americane “c'è un'elevata presenza di metanolo”, che darebbe origine a “un certo aroma che ostacolerebbe la commercializzazione di questi prodotti”. Si teme, insomma, che l’alta qualità dei vini europei risentirebbe delle note aromatiche, non propriamente pregiate, delle uve americane. Andando quindi a rovinare, accusano le voci più critiche, la “reputazione” del vino del sud Europa. 

Sebbene il dibattito sulla proposta di Hogan sia ancora aperto, un’opposizione così decisa da parte dei massimi produttori mondiali di vini di qualità sembra costituire un ostacolo insormontabile per la Commissione guidata da Juncker. 

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