Da Pechino alle tavole italiane, aumenta l'import di cibo cinese. Anche biologico

I prodotti agroalimentari made in China sbarcati in Italia hanno raggiunto il valore di 600 milioni nel 2018. Coldiretti: "Rischi per la salute"

Prodotti agricoli in un mercato di Shenzen, in Cina

Per l'opinione pubblica italiana, la Cina è accomunata ai prodotti industriali che orma da decenni hanno invaso il nostro mercato. Ma pochi sanno che dall'Estremo oriente, il nostro Paese importa cibo. E tanto, dal momento che il valore dei prodotti agroalimentari cinesi arrivati sulle nostre tavole supera di gran lunga quello del food made in Italy esportato sull'asse Roma-Pechino. A rivelarlo è la Coldiretti, che ha analizzato gli scambi commerciali esteri sulla base di dati Istat. 

La questione dei rapporti con la Cina è al centro del dibattito internazionale: il M5s sta cercando di far aderire l'Italia al progetto della Nuova via della seta di Pechino, sorpassando Germania, Francia e vertici Ue, che invece chiedono di negoziare un'intesa commerciale collettiva tra l'Unione e la Cina. L'intraprendenza dei 5 stelle non sembra piacere alla Lega e a partner storici come gli Usa. Sta di fatto, che l'immenso mercato cinese fa gola alle aziende italiane, a partire da quelle agroalimentari. Che, denuncia Coldiretti, devo ancora fare i conti con le forti barriere protezionistiche di Pechino. 

La Cina lancia la Silicon Valley dell'agrifood

"Le esportazioni di prodotti agroalimentari made in Italy in Cina hanno raggiunto nel 2018 il valore di 439 milioni di euro, un valore che è più che triplicato negli ultimi 10 anni (+254%), con la progressiva apertura del gigante asiatico a stili di vita occidentali, ma che - sottolinea la Coldiretti - resta ancora molto inferiore alle importazioni che nel settore sono state pari a 594 milioni". Tra questi, ci sono anche 50 milioni di chili di prodotti biologici, un segmento di mercato su cui la Cina sta investendo molto.

A frenare le spedizioni agroalimentari italiane, sempre secondo l'organizzazione degli agricoltori, "sono le barriere tecniche ancora presenti per le produzioni nazionali. Se infatti è stato rimosso nel 2016 il bando sulle carni suine italiane e nel 2018 le frontiere si sono aperte in Cina per l'erba medica italiana, al momento per quanto riguarda la frutta fresca l'Italia puo' esportare in Cina solo kiwi e agrumi mentre sono ancora bloccate le mele e le pere oggetto di uno specifico negoziato".

La Coldiretti solleva anche dubbi sulla qualità dei prodotti importati: "La Cina è al secondo posto a livello mondiale tra i Paesi che hanno fatto scattare maggiori allarmi alimentari nell'Unione europea nel corso del 2018 ed è per questo importante garantire la sicurezza ed il rispetto dei diritti dei lavoratori dei prodotti che varcano la frontiera". 

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