Bruxelles vuole comprare terreni agricoli nel resto del Belgio per sfamare i suoi cittadini

L'idea, lanciata dall'assessore ambientalista della Capitale, ha suscitato le forti critiche del governo nazionale e delle due grandi regioni del Paese, Vallonia e Fiandre. Sul piatto, 1,5 milioni di euro già nel 2021 per promuovere le produzioni a Km0 e sostenibili

Una premessa è d'obbligo: il Belgio è diviso essenzialmente in 2 grandi regioni, Vallonia e Fiandre, con in mezzo la città di Bruxelles, la cui area urbana è considerata di fatto una regione, anche se sempre più stretta per i suoi abitanti e il flusso quotidiano di pendolari. Tutte e tre le aree amministrative godono di autonomia, tanto che gli esecutivi regionali sono spesso più influenti di quello nazionale nel condizionare le politiche del Paese: la Vallonia è storicamente socialista, nelle ricche Fiandre vince la destra, mentre la Capitale ha visto negli ultimi anni l'affermazione dei Verdi. Fatte queste premesse, possiamo inquadrare meglio il progetto del governo autonomo di Bruxelles di acquisire dei terreni agricoli nelle altre due regioni per produrre cibo a Km0 per i suoi cittadini. Una mossa che è stata definita "medievale" e dannosa dai rappresentanti politici del resto del Belgio. 

Le "colonie" agricole di Maron

Come dicevamo, nella Capitale le forze politiche ecologiste hanno sempre più peso. E Alain Maron, assessore all'Ambiente della Regione di Bruxelles ed esponente del partito verde Ecolo, ha presentato un piano per acquistare ampi appezzamenti di terreno per aumentare la biodiversità e stimolare la produzione alimentare locale rispettosa del clima. "Gli stessi agricoltori coltiveranno le terre, noi le renderemo disponibili", ha detto alla stazione radio LN24.

"L'idea è che ci sia il consumo locale e che ci siano filiere corte, vale a dire che il luogo in cui consumiamo il prodotto sia il più vicino possibile al luogo in cui viene prodotto", ha aggiunto. La strategia, che dovrebbe rilanciare quella già in piedi dal 2016, la Good Food Strategy, fissa l'obiettivo che un terzo della frutta e verdura fresche consumate dagli 1,2 milioni di abitanti di Bruxelles sia prodotto a Km0 entro il 2035. E per raggiungere tale target, Maron vuole finanziare l'acquisto di terreni nel Brabante, l'hinterland che circonda la Capitale e che appartiene per una parte alla Vallonia, e per l'altra alle Fiandre. 

Le critiche

Ora, tenendo conto della premessa sulla divisione amministrativa del Belgio e dei governi locai gelosi del loro potere, era chiaro che la proposta di Maron facesse infuriare i parigrado delle altre due regioni. Il vallone Willy Borsus l'ha buttata sull'ironia: "Se non sbaglio, l'ultima idea di Alain Maron era quella di coltivare cereali sui viali di Bruxelles...". Il fiammingo Hilde Crevits ha ricordato con un tweet che gli agricoltori delle Fiandre producono cibo per tutto il Paese, e lo fanno "preferibilmente sulla loro terra". Critico anche il ministro dell'Agricoltura, David Clarinval, secondo cui la strategia di Maron "dimostra una concezione medievale della divisione della terra e del modo in cui funziona il nostro Paese". E ha messo in guardia sul fatto che l'acquisto di terreni agricoli nelle regioni limitrofe aumenterebbe solo i prezzi dei terreni che sono già oggetto di speculazione immobiliare, a danno delle piccole aziende famigliari.

Sommerso dalle critiche, Maron ha fatto una piccola marcia indietro, specificando che la sua idea sarebbe stata attuata solo dopo una consultazione con le altre regioni.E ha ricordato il budget di 1,5 milioni di euro messo a disposizione dalla Capitale per rafforzare l'agricoltura urbana (quindi dentro i suoi confini) nel 2021. Come a dire: la colonizzazione fuori mura per ora è solo un'ipotesi. E forse, resterà tale.

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