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Domenica, 29 Maggio 2022
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Il commercio mondiale di squali e razze vale 2,6 miliardi di dollari, e mette le specie a rischio

Secondo le stime del Wwf l'Unione europea è responsabile di oltre il 20 per cento del commercio, con la Spagna che è il maggiore esportatore e l'Italia il maggiore importatore

Più di 200 Paesi e territori importano e esportano carne di squalo e razza in un commercio globale che è arrivato a 2,6 miliardi di dollari tra il 2012 e il 2019, e che vede la Spagna come il più grande esportatore, mentre l'Italia come il maggiore importatore. Lo afferma il report del Wwf 'The shark and ray meat network: a deep dive into a global affair', che denuncia come oggi “il 36% di più di 1200 specie di squali e razze sia minacciato di estinzione” e punta il dito contro l'Unione europea “che è responsabile di più del 20% del commercio legale di carne di squalo a livello globale".

Per poter sviluppare la prima analisi sul mercato internazionale di specie di squali e razze, il Wwf ha collaborato con un team di scienziati, utilizzando la teoria dei grafi che rivela non solo chi sono i principali importatori ed esportatori di queste carni, ma anche chi sono i trader che giocano un ruolo fondamentale come intermediari in questo mercato internazionale. Il report, presentato ieri in occasione della Giornata Mondiale degli Squali, mostra chiaramente come e dove è necessario focalizzare gli sforzi internazionali per invertire il declino della popolazione di squali e razze, e chiede "trasparenza e tracciabilità come elementi necessari per fermare il declino di queste specie, anche nell'interesse del benessere dei nostri oceani". Secondo l'analisi, "l'Italia risulta essere un attore chiave del commercio globale: tra il 2009 e il 2019, il nostro Paese è risultato primo nella lista globale dei Paesi importatori di carne di squalo per valore complessivo dei prodotti importati (345 milioni di dollari) e terzo in lista in termini di volume, con un totale di 89mila tonnellate.

Nell'ultimo decennio, il commercio di carne di squalo dalla Spagna all'Italia si è classificato tra i più alti al mondo in volume, seguito da Francia e Croazia". Secondo dati del 2017, "la maggior parte delle importazioni di prodotti di squalo e razza in Italia è importata congelata, in filetti o in altre preparazioni non definite, ed è costituita da spinaroli (41%) e squali pelagici (26%), seguiti da razze (4%) e pinne di squalo (5%). I filetti freschi o refrigerati di spinarolo sono i prodotti più costosi 11 dollari /kg, mentre nel 2019 le pinne di squalo hanno raggiunto la cifra di 13 dollari/kg". Non solo quindi "in Italia il consumo di carne di squalo e razza è elevato, ma consumiamo anche pinne di squalo e siamo quelli che pagano il prezzo più alto per i prodotti importati di carne di queste specie: in media 3,37 euro/Kg (4 dollari Usa/kg)".

"Consumiamo più carne di squalo e razza di quanta non pensiamo, e questo succede ovunque, anche in Europa, con serie conseguenze per alcune specie già a rischio di estinzione”, ha denunciato Giulia Prato, responsabile Mare del Wwf Italia, aggiungendo: “Sembra assurdo ma squali e razze migrano di più da morti che da vivi, dal momento che la loro carne attraversa 200 confini, con i Paesi del Mediterraneo e dell'Europa che svolgono un ruolo chiave come importatori, esportatori e consumatori". "I collegamenti commerciali sono estensivi, con una schiera di Paesi che giocano un ruolo centrale, tra cui anche numerosi Stati membri dell'Ue al centro di questo network. Tutti questi Paesi, Italia in primis, devono urgentemente adottare e implementare regolamentazioni e controlli per attività di pesca più sostenibili e tracciabili, per assicurare che il commercio avvenga a partire da stock ittici gestiti in maniera appropriata e legale, che le specie protette non finiscano sul mercato e che i consumatori possano fare scelte informate", ha chiesto poi Prato.

Il Wwf rileva poi che squali e razze sono ancora pescati, seppur accidentalmente, in molti mari italiani. Le percentuali più alte di elasmobranchi sbarcati sono registrate, rispettivamente, nel Mar Adriatico Settentrionale (36,7%), nella Sicilia Meridionale (29,1%), nel Mar Ligure e Mar Tirreno Settentrionale (12,2%) (dati Fdi), con la pesca a strascico che incide maggiormente sullo sbarco di tutte le specie commerciali italiane di squalo e razza (78,6%), seguita da tramagli e reti da posta (17.5%) e da ami e palangari (3.8%). Le tre specie più pescate in Italia sono la razza (R. Clavata), il palombo (M. mustelus) e il gattuccio (S. canicular), che insieme rappresentano più del 60% degli elasmobranchi sbarcati.

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