Con Xylella e afa il Salento brucia: da metà giugno 1.400 incendi

La Coldiretti: "Oltre al patrimonio olivicolo drammaticamente compromesso è incalcolabile il danno d'immagine con gravi ripercussioni anche sul turismo"

Foto Ansa Emanuele Valeri

Il Salento brucia a causa delle forti temperature e anche della Xylella, che ha reso gli alberi di ulivo ormai dei tronchi secchi. La Coldiretti Puglia ha denunciato almeno 1.408 incendi nella povincia del Sud Italia solo dal 15 giugno. Secondo la confederazione sono quasi 30 roghi al giorno in base a dei calcoli effettuati sulla base del numero di interventi eseguiti dai Vigili del Fuoco di Lecce e alle richieste di intervento alla Protezione civile.

"Oltre al patrimonio olivicolo drammaticamente compromesso è incalcolabile il danno d'immagine in Salento con gravi ripercussioni anche sul turismo. Continuare a pensare che la Xylella sia un problema solo dell'agricoltura è la dimostrazione di una miopia di quanti ancora non prendono coscienza del danno arrecato dalla malattia a tutta l'economia salentina, dall'agricoltura al turismo, fino agli investimenti per l'indotto commerciale e artigianale legato all'agroalimentare e alla ricettività", denuncia Savino Muraglia, presidente regionale di Coldiretti.

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Il paesaggio del Salento, dove campeggiano ulivi ormai morti da anni sembra un "girone dantesco dell'inferno" afferma l'organizzazione, che sottolinea che inoltre "per intervenire su un singolo albero andato a fuoco servono circa 300 litri d'acqua e la vastità e numerosità degli incendi non è gestibile con gli scarsi mezzi ordinari che Vigili del fuoco e Protezione civile locale hanno a disposizione”. “È una situazione fuori controllo", afferma Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Lecce, secondo cui "a distanza di 6 anni dal primo ulivo infetto su cui è stata conclamata la presenza della malattia, gli agricoltori salentini sono ancora ingabbiati e abbandonati al loro destino".

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