rotate-mobile
Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Lo studio

"Le microplastiche dannose per gli embrioni di ricci di mare. Rischi anche per umani"

Un team di ricerca italo-britannico ha testato i prodotti di polistirene sulle larve a diverse concentrazioni. Le malformazioni dovute all'inquinamento hanno causato la loro morte

Oltre ad inquinare possono essere fatali per gli animali ed organismi marini. È quanto ha accertato un team di ricerca italo-britannico a proposito delle microplastiche, verificando come questi piccoli elementi derivanti da numerosissimi prodotti di uso quotidiano possano causare gravi malformazioni ai ricci di mare. La scoperta desta gravi preoccupazioni perché dimostra l'estensione della pericolosità di queste plastiche di nuova generazione, sia sull'ambiente che per tutta una serie di esseri viventi. A determinarla non c'è solo l'ingestione delle stesse ma anche le sostanze chimiche rilasciate.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Science of the Total Environment, è stato realizzato nell'arco di due anni da un team di cui fanno parte la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, l'Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Centro nazionale delle Ricerche (Cnr-Ibfm) e l'Università di Exeter nel Regno Unito. Questi enti scientifici, che già in precedenza avevano scoperto che gli additivi plastici possono danneggiare le larve di riccio di mare, hanno rivelato adesso in che modo il danno è causato e la sua entità.

"Perle" inquinanti

Le microplastiche, note anche come "pellet di plastica", sono minuscole palline fatte ad esempio di polietilene, polipropilene, polistirene e altre materie. Questi elementi, come il Pvc, vengono spediti in tutto il mondo, essendo venduti come materia prima per le fabbriche che poi li assemblano a seconda del prodotto da creare. Se però finiscono in mare i loro danni per gli ecosistemi diventano irreparabili, come accaduto nel 2021 in Sri Lanka dove è occorso un grave incidente ad una nave che li trasportava. A far peggio del carburante disperso, ci sono state proprio queste micro palline, che a seconda della densità e della tipologia di acqua possono galleggiare o affondare, rendendo complicate le possibilità di recupero.

Embrioni danneggiati

Il gruppo di ricerca, di cui fanno parte le ricercatrici italiane Daniela Gaglio, Marcella Bonanomi e Noemi Salmistraro, ha studiato gli effetti delle sostanze provenienti dalle microplastiche sullo sviluppo embrionale e larvale del riccio di mare. Il documento dimostra che l'esposizione degli embrioni in via di sviluppo a queste sostanze produce anomalie di sviluppo gravi e specifiche, derivanti dalla contaminazione.

Tra gli effetti verificati ci sono varie problematiche, tra cui la malformazione dello scheletro, delle cellule neurali e immunitarie. Le anomalie evidenziate sarebbero determinate dallo stress cellulare e dalla produzione di energia derivanti dall'esposizione ai percolati di Pvc. In particolare, il report ha identificato alte concentrazioni di zinco come la probabile causa delle malformazioni osservate.

Il confronto

Gli scienziati hanno collocato uova di riccio fecondate nell'acqua di mare, in cui erano inserite in varie concentrazioni le microplastiche. In alcune vasche hanno inserito microplastiche di nuova generazione acquistate da un produttore, in altre dei frammenti di plastica recuperate a Watergate Bay, una spiaggia frequentata da surfisti in Cornovaglia, e collocate lì da tempo. Nel primo caso le larve di riccio hanno sviluppato anomalie significative a tutte e tre le concentrazioni testate, pari ad 1, 5 e 10% di plastica. Con quest'ultima concentrazione le uova hanno sviluppato il loro intestino addirittura al di fuori del corpo, negli altri casi si è trattato di malformazioni. Anche gli organismi cresciuti nelle acque contaminate da vecchie plastiche recuperate in spiaggia sono morti, ma solo alle concentrazioni più alte del 10%.

Effetti sugli umani

Questo suggerisce, affermano i ricercatori, che i prodotti di nuova generazione, che contengono ancora alti livelli di additivi, sono addirittura più dannosi delle tipologie precedenti. Essendo i ricci un importante bioindicatore, i risultati di questi esperimenti possono essere molto utili per comprendere gli effetti anche sugli essere umani. "Già esistono indicazioni sul fatto che, almeno in vitro, le microplastiche sono in grado di creare alterazioni del metabolismo simili a quello di un cancerogeno" ha dichiarato a Today Daniela Gaglio, ricercatrice del Cnr-Ibfm, sottolineando che "gli studi effettuati in vivo sui ricci di mare confermano alterazioni del metabolismo sotto esposizione con Pvc e alterazioni dello sviluppo embrionale".

Incidenti fatali

Nonostante le concentrazioni di plastica testate nello studio siano rare nell'oceano, quelle più basse, pari a circa l'1%, potrebbero invece verificarsi durante le fuoriuscite legate ad incidenti durante il trasporto. Un caso non eccezionale. Come ricordano gli esperti sono circa 230mila le tonnellate di microplastiche che finiscono nell'oceano ogni anno. Alcune fuoriuscite recenti hanno avuto conseguenze catastrofiche per l'ambiente, visto che queste "perle" possono essere ritrovate anche a centinaia di chilometri di distanza e in territori molto distanti da quelli dove sono avvenuti gli incidenti. Oltre al già citato esempio dello Sri Lanka nel 2021, ce ne sono stati altri degni di nota come in Sudafrica nel 2020 e 2018 e nel Mare del Nord nel 2019 e 2020.

Forme alterate

Al di là dei casi di ingestione per errore da parte delle speci acquatiche, queste particelle causano danni anche perché sono in grado di assorbire gli inquinanti organici persistenti, trasportarli con sé e poi rilasciarli nuovamente nell'acqua. Le larve colpite dall'inquinamento da plastica, oltre alle anomalie dello sviluppo, come le malformazioni dello scheletro, “hanno anche mostrato 'radializzazione', nel senso che mancavano di una struttura simmetrica adeguata, ed erano invece in gran parte senza forma e quindi incapaci di sopravvivere" ha affermato la dott.ssa Eva Jimenez-Guri , che collabora sia con la Stazione zoologica Anton Dohrn che con l'Università dell'Exter. "Stiamo già facendo degli esperimenti in vivo in cui abbiamo somministrato il polistirene ai topi tramite una sonda orale", ha concluso Gaglio in relazione al prosieguo dello studio.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Le microplastiche dannose per gli embrioni di ricci di mare. Rischi anche per umani"

AgriFoodToday è in caricamento