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Foto Ansa EPA/CHRISTOPHE KARABA

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Rifiuti radioattivi in diversi siti in Italia, le aziende agricole: "Tutelare le zone coltivate"

In tutto il Paese sono state individuate 67 aree 'candidate' a ospitare le scorie delle centrali dismesse. Coldiretti: "Non mettiamo a rischio il nostro primato nella sicurezza alimentare"

L'Italia si avvia a chiudere l'ultima pagina della sua storia legata all'energia nucleare, creando un Deposito Nazionale, un'infrastruttura ambientale di superficie dove mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi prodotti dalle nostre centrali ormai dismesse da anni. La sua realizzazione dovrebbe consentire di completare il decommissioning degli impianti e di gestire tutti i rifiuti radioattivi, compresi quelli provenienti dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca.

Sono 67 le aree 'candidate' ad ospitare il Deposito nazionale, visto che si è scelto di dividerli in più discariche piuttosto che crearne una sola enorme. La Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (Cnapi), il documento elaborato dalla Società gestione impianti nucleari (Sogin) è stato finalmente pubblicato dopo anni di ritardi ed ora si apre una fase di consultazione pubblica, della durata di 60 giorni, in cui le Regioni, gli enti locali e tutti i soggetti portatori di interesse qualificati possono formulare osservazioni e proposte tecniche. Il via libera alla pubblicazione della Cnapi doveva arrivare addirittura nel lontano 20 agosto 2015 ma la richiesta da parte dei ministeri competenti di alcuni accertamenti tecnici ha fatto però slittare più volte la data. Ma a dilatare ulteriormente i tempi hanno pesato anche gli impegni politici: dalle regionali del 2015 al referendum costituzionale del 2016 fino ad arrivare alle elezioni del 2018 e al cambio di governo con il Conte2. L’arrivo della pandemia ha poi fatto il resto ma non era più possibile rinviare, considerando anche che l'Unione europea ad ottobre dell'anno scorso ha aperto contro l'Italia una procedura d'infrazione. Le organizzazioni agricole sono preoccupare perché alcune discariche potrebbero essere fatte in zone vicine a delle coltivazioni.

"La scelta deve tutelare la vocazione dei territori in un Paese come l'Italia che può contare sull'agricoltura più green d'Europa con 311 specialità a denominazione di origine (Dop/Igp) riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, 5155 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola, la leadership nel biologico con oltre 70mila aziende agricole biologiche e il primato della sicurezza alimentare mondiale", ha dichiarato il presidente della Coldretti, Ettore Prandini, nel sottolineare l'importanza di un processo trasparente per la necessaria messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi. "Le necessarie garanzie di sicurezza vanno accompagnate da una forte attenzione al consumo di suolo evitando nuovi insediamenti con il riutilizzo e la bonifica di aree industriali dismesse”, ha aggiunto Prandini. .L'allarme globale provocato dal Coronavirus, ha poi concluso, “ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza che vanno difese e valorizzate per difendere la sovranità alimentare, ridurre la dipendenza dall'estero e creare nuovi posti di lavoro”.

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