Il coronavirus dà nuova forza al nazionalismo alimentare in Europa

Diversi Paesi membri stanno spingendo il protezionismo mentre la Germania chiede di garantire la libera circolazione delle merci e di “non mettere in pericolo il mercato interno”

Un cuoco spagnolo - Foto Ansa EPA/David Aguilar

La tutela delle tipicità alimentari nei diversi Paesi europei è da sempre un tema di dibattito e anche scontro in Europa. Tra battaglie per le etichette, tutela del Made in, accuse di concorrenza sleale, gli Stati membri da sempre provano a proteggere il proprio agroalimentare. E ora la pandemia di coronavirus sta dando nuova forza al protezionismo alimentare.

Patriottismo alimentare

"Chiedo il patriottismo alimentare, il patriottismo agricolo", è stato l'appello del ministro dell'Agricoltura francese, Didier Guillaume, che ha esortato a rafforzare la competitività degli agricoltori francesi acquistando fragole e pomodori francesi rispetto a quelli spagnoli, anche se sono più costosi. Ma, come ricostruisce Politico, altri paesi sono andati oltre. Il governo polacco ha stilato e reso pubblica una lista di 15 produttori di formaggio che hanno usato latte importato da altri paesi dell'Ue, invece di acquistarlo da agricoltori polacchi. "Il patriottismo economico di queste imprese suscita preoccupazioni", ha dichiarato il governo in una dichiarazione, anche se poi ha rimosso l'elenco che era stato messo online. In Austria, il ministro dell'Agricoltura Elisabeth Köstinger ha annunciato che il governo sta lavorando a un "bonus regionale" per il cibo, con incentivi destinati ai produttori locali.

Comprare locale

Minette Batters, presidente della National Farmers's Union of England e Wales, ha annunciato che avrebbe scritto alla Camera dei Comuni per chiedere al governo britannico di sollecitare l'acquisto di cibo al 100% locale ovunque sia possibile e appelli del genere sono stati fatti dai ministeri portoghesi, greci e bulgari. Ai belgi è stato detto di mangiare più patatine fritte, una delle specialità nazionali, i francesi hanno esortato a mangiare più formaggi e agli inglesi è stato detto di bere più tè, con il latte come si usa nel Paese, per combattere la combinazione di eccesso di offerta e calo della domanda.

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Berlino in difesa del mercato unico

A schierarsi contro il “nazionalismo dei consumi”, che va contro le regole del mercato unico è stata invece la Germania. “Le catene di approvvigionamento transfrontaliere e la libera circolazione delle merci sono fondamentali per garantire la sicurezza dell'approvvigionamento ai cittadini”, ha dichiarato la ministra dell'Agricoltura tedesca, Julia Klöckner, in una riunione dei governo affermando che “non dobbiamo mettere a repentaglio le conquiste del mercato interno".

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