"I vostri pescatori in cambio dei nostri scafisti", si complica il caso dei pescherecci sequestrati in Libia

Da oltre una settimana, due equipaggi della marineria di Mazara del Vallo, in Sicilia, si trovano in stato di fermo nel Paese nordafricano. Sarebbero finiti nelle mani di milizie vicine al generale Haftar, che chiedono il rilascio di 4 trafficanti detenuti in Italia per la Strage di Ferragosto

Una parte dei pescatori fermati in Libia il 2 settembre 2020

E' passata più di una settimana da quando alcune milizie attive nel nord-est della Libia hanno sequestrato due pescherecci siciliani. I 18 membri dei due equipaggi, che appartengono alla marineria di Mazara del Vallo, si trovano in stato di fermo nel Paese africano. La Farnesina ha fatto sapere di stare lavorando per il loro rilascio. Che però sarebbe complicato dalle richieste di riscatto avanzate dai sequestratori: il rilascio di quattro giovani libici detenuti in Italia perché condannati per traffico di essere umani e per la strage che nel 2015 è costata la vita a 49 migranti. 

I sequestratori, secondo quanto racconta Il Fatto Quotidiano, sarebbero vicini alle milizie del generale Haftar, il ras della Cirenaica che da tempo mira a spodestare il governo di Tripoli, ufficialmente riconosciuto dall'Onu e sostenuto dall'Italia (e adesso anche dalla Turchia). Haftar, dal canto suo, gode del supporto della Francia di Emmanuel Macron e della Russia di Vladimir Putin. 

Le divisioni dell'Ue, dunque, potrebbero complicare la situazione dei 18 pescatori siciliani fermati in Libia. Da qui l'appello della Lega alla Commissione europea di intervenire per favorire una soluzione.  “I pescatori italiani devono essere difesi - dicono in una nota gli europarlamentari della Lega componenti della Commissione Pesca, Annalisa Tardino, Rosanna Conte, Massimo Casanova e Valentino Grant - L’Europa, che investe ingenti somme in Libia, deve intervenire e assumere misure urgenti nei confronti delle autorità libiche, per una rapida risoluzione della vicenda e per mettere fine alle ripetute aggressioni ai pescherecci italiani in quelle zone. Chiediamo inoltre di intervenire tramite un’attività di armonizzazione sugli accordi di determinazione dei confini marittimi, nonché di avviare un tavolo di confronto tra i Paesi rivieraschi e contemporaneamente negoziare un piano di sviluppo per il Mar Mediterraneo, volto al superamento del contenzioso relativo alle zone esclusive di pesca istituite da molti paesi, per permettere legalmente, e in sicurezza, l’accesso ai pescatori europei alle zone di pesca sotto giurisdizione libica. Giù le mani dai nostri pescatori”, conclude la nota. 

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