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Venerdì, 1 Marzo 2024
Packaging

Perché l'Italia si batte contro la direttiva imballaggi (e perché altri Paesi non la seguono)

A Bruxelles il ministro Lollobrigida ha ribadito i suo molteplici "no" alla proposta sul packaging dell'Ue, altri Stati invece già si preparano alla svolta per ridurre la plastica monouso

L'Italia ribadisce un fermo "no" alla proposta della Commissione europea, definendolo un "dossier carente" su tanti aspetti e apprezzando solo in via ipotetica gli obiettivi di Bruxelles per ridurre gli imballaggi monouso e favorire (ove possibile) il riutilizzo dei contenitori di vetro e plastica. Partecipando al Consiglio AgriFish del 30 maggio nella capitale europea, il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida ha chiarito le ragioni dell'opposizione. Durante la riunione le critiche espresse dal capo del dicastero sono state condivise anche da altri Paesi. Ci sono però degli Stati che hanno elogiato la proposta del commissario all'Ambiente Virginius Sinkevicius. Il motivo? Sono già più avanti di noi nelle strategie in materia.

Punti critici

Dopo un grave ritardo, negli ultimi anni l'Italia ha accelerato sul riciclaggio, arrivando ad una media nazionale del 75% di materiale riciclato. Al tempo stesso le confezioni per proteggere, conservare e proporre i prodotti si sono moltiplicate a dismisura. Della proposta dell'esecutivo comunitario sul packaging, il Belpaese teme soprattutto l'impatto sull'agroalimentare. "Sebbene sia condivisibile, il dossier presenta numerose criticità in particolare nelle filiere dell'ortofrutta, dell'olio e del vino", ha precisato Lollobrigida. Secondo il ministro la valutazione di impatto dei funzionari europei sarebbe carente su tre aspetti: igiene e sicurezza alimentare, le conseguenze sui consumi di acqua ed energia e infine sullo spreco alimentare. Il nodo cruciale riguarda però un altro aspetto, che da secondario risulta invece evidentemente prioritario per le aziende tricolori.

Ragion di marketing

Lollobrigida si è detto contrario a predeterminare misura e forma degli imballaggi da mettere sul mercato, in quanto "parte del marketing aziendale", che consente di valorizzare e diversificare il prodotto. L'appeal della qualità tricolore risiede anche nelle confezioni, che attraggono in particolare i consumatori all'estero. Proprio la grande mole di esportazioni da parte dell'Italia frena un altro aspetto cruciale, quello del vuoto a rendere e del riutilizzo, sui cui l'Ue vorrebbe ora puntare per una riduzione drastica degli imballaggi. Il ministro ha qualificato come "incoerente" il cambio di rotta voluto da Bruxelles di spostare gli sforzi dal riciclo al riuso senza tenere conto dei passi avanti effettuati in questi anni, in particolare dall'Italia. "Lo stesso Pnrr prevede investimenti per 2,1 miliardi di euro per il miglioramento della capacità di raccolta e riciclo per ammodernare impianti esistenti e svilupparne di nuovi", ha sottolineato l'esponente di Fratelli d'Italia. I prodotti destinati all'export soffrirebbero ancora di più, ha sostenuto, essendo estremamente complesso per gli esportatori recuperare per esempio le migliaia di bottiglie di vino destinate agli altri Stati membri.

Monouso

Il ministro ha infine difeso a spada tratta gli imballaggi "monouso" definiti "fondamentali per la protezione e conservazione degli alimenti, per informare i consumatori, per la tracciabilità e l'igiene dei prodotti, calcolando anche la commercializzazione e l'export". Una tipologia di confezione che tiene conto soprattutto delle esigenze della grande distribuzione organizzata, ma trova assai meno spazio nei mercati, pur frequentatissimi, del nostro Paese. Lollobrigida ha trovato appoggio nella posizione di altri Paesi, come Portogallo, Grecia e Lussemburgo. L'Estonia, che pure si è detta concorde in linea di massima con la proposta della Commissione, si è soffermata solo sull'esigenza di assicurare piena sicurezza agli imballaggi di plastica, riutilizzata o riciclata, destinati agli alimenti. "Bisogna evitare migrazione nei cibi o il consumatore può farne un uso sbagliato". Il ministro estone per gli Affari regionali Madis Kallas si è soffermato soprattutto sulle cautele da adoperare per gli alimenti per bambini.

Avanti sul riuso

Sul fronte opposto all'Italia si colloca in primis la Germania, che ha elogiato invece le proposte sul riuso, un sistema già molto diffuso tra i teutonici ad esempio per acqua, latte, birra e yogurt. Anche Berlino, così come Parigi ed altre capitali, ha chiesto a Bruxelles di prevedere soprattutto delle flessibilità, di modo che ciascun Paese possa adattarsi progressivamente e al tempo stesso goda di deroghe specifiche in base alle abitudini agroalimentari dei suoi cittadini. Il rappresentante austriaco da parte sua ha apportato un contributo rispetto alla tipologia di materiale che potrebbe in alcuni casi sostituire le plastiche monouso: "Il riutilizzo e la ricarica sono misure per evitare i rifiuti. Bisogna fare in modo che le regole sulla sicurezza alimentare vengano osservate e soluzioni basate su prodotti biologici possono essere molto importanti", ha affermato Gregor Schusterschitz, rappresentante permanente di Vienna a Bruxelles, riferendosi all'impegno del suo governo in materia di agricoltura e produzione biologica. Secondo lo European Environmental Bureau, una ong specializzata in tematiche ambientali, l'Austria risulta essere il Paese dell'Ue più all'avanguardia in materia di riutilizzo, avendo già aggiornato la sua legge sulla gestione dei rifiuti. In questo modo è diventata uno dei primi Paesi europei a stabilire obiettivi di riutilizzo vincolanti. Il piano prevede di aumentare gli imballaggi per bevande riutilizzabili al 25% entro il 2025 e almeno al 30% entro il 2030.

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