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Giovedì, 7 Luglio 2022
Salute

Anche le ostriche si 'vaccinano', ma gli scienziati temono l'effetto 'no vax'

Decine di tonnellate del pregiato mollusco perse ogni anno a causa di un herpes. Ricercatori francesi testano una protezione, ma devono convincere allevatori e consumatori

Non sono solo gli esseri umani alle prese con la campagna di vaccinazione, adesso anche le ostriche potrebbero ricevere le dosi. O quasi almeno. Gli scienziati dell'Istituto francese di ricerca per lo sfruttamento del mare (Ifremer), hanno introdotto una pseudo-vaccinazione per proteggere questimolluschi da un herpes molto pericoloso. Il nemico si chiama “Ostreid herpesvirus tipo 1” (OsHV-1). Arrivato dagli Stati Uniti in Francia nel 2008, è un pericolo per i 2.654 produttori del Paese. Il virus attacca principalmente le ostriche del Pacifico, quelle più mangiate durante le feste natalizie, e può spazzare via interi letti di molluschi.

Nel 2015 la produzione ha perso circa 50mila tonnellate e così il pericolo della perdita ha generato un circolo vizioso. Gli allevatori tendono infatti a compensare coltivando più ostriche di quelle che saranno in grado di vendere. La motivazione: molti molluschi potrebbero morire a causa del virus. Per ovviare in maniera più corretta ai danni provocati dall'herpes, gli scienziati dell'Ifremer offrono come soluzione di iniettare una versione disattivata del virus nelle ostriche, nell'ambito di un progetto chiamato Star (Stimulation Antivirale). "Non si può parlare di una vaccinazione in senso convenzionale per l'ostrica perché questo animale, al contrario dell'uomo, non produce anticorpi”, commentano sul sito dell'istituto i ricercatori Benjamin Morga e Caroline Montagnani, che precisano: “Tuttavia, la nostra scoperta ci permette di stimolare la sua memoria immunologica”. Il principio è quello di simulare un'infezione con lo stesso virus, disattivato in precedenza, per permettere all'ostrica di sviluppare le armi che le consentano di lottare contro l'herpes.

Secondo i calcoli diffusi dagli scienziati, sarebbe sopravvissuto il 100 per cento delle ostriche sottoposte alla pseudo-vaccinazione. Al momento, però, il metodo risulterebbe praticabile solo in laboratorio, tramite iniezioni con aghi. Rimane quindi da capire come somministrare le dosi negli allevamenti. "Usiamo un virus già presente [nel mare] e che non ha alcun impatto sulla salute dei consumatori", rassicurano dall'Ifremer, per allontanare i timori dei “no-vax” che potrebbero boicottare il consumo spaventati da possibili conseguenze negative sull'organismo. A destare preoccupazione nei ricercatori, c'è anche la diffidenza dei produttori e degli acquirenti, in un periodo in cui si espandono teorie di cospirazione, in particolare se legate alle vaccinazioni.

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