Gli allevamenti intensivi inquinano più delle auto. Colpa del particolato secondario

Lo sostiene uno studio dell’Ispra, che ha analizzato anche le emissioni prodotte da reazioni chimiche che coinvolgono diversi gas. E che punta il dito contro il settore zootecnico

Gli allevamenti intensivi inquinano più delle auto. E persino più del settore manifatturiero. A sostenerlo non sono animalisti incalliti, ma l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Che in uno studio non si è fermato alla sola analisi del particolato primario che inquina l’aria, ma anche alle “emissioni” secondarie, ossia quelle prodotte da reazioni chimiche che coinvolgono diversi gas.

E’ proprio grazie a questa scelta metodologica che l’Ispra ha potuto realizzare una fotografia dell’inquinamento dell’aria in Italia che considera tutti i fattori. Non solo quelli “primari” prodotti, per esempio, dai tubi di scappamento dei veicoli. Secondo questa analisi, gli allevamenti sono responsabili del 15,1% dello smog che ammorba il Belpaese (mentre la sola analisi del particolato primario rileva un contributo di appena l’1,5%). I veicoli leggeri come auto e moto lo sono per il 9% e l’industria per l’11,1%. “Per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo si deve agire anche sugli allevamenti”, dice al Fatto Quotidiano Mario Contaldi, esperto dell’Ispra. Come? Riducendo il numero di animali nei centri intensivi, cosa che “porterebbe a una rivoluzione in questo settore”. 

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Già, perché il problema, almeno secondo quanto emerge da questo studio, non sono gli allevamenti in generale, ma quelli intensivi. “È evidente come gli allevamenti intensivi siano la causa di pesanti ricadute sull’ambiente – spiega sempre al Fatto Quotidiano Federica Ferrario, responsabile Campagna Agricoltura di Greenpeace Italia – che vanno poi a influire anche sulla salute umana. Eppure, i soldi pubblici continuano a foraggiare questo sistema”. Compresi i fondi Ue della Pac. 

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