Galline "cannibali" tra topi morti e parassiti: ecco il 'lager' che produce uova

Inchiesta di TG2 e Animal Equality svela le condizioni terribili in cui vivono gli animali di un allevamento del Mantovano. La cui carne finisce anche nelle crocchette di pollo

Un servizio del Tg2 e di Animal Equity girato in un’azienda del Mantovano fa luce sulle indegne condizioni igienico-sanitarie in cui tuttora vivono migliaia di galline ovaiole in Italia. Riprese mentre si agitano alla vista degli operatori dentro a gabbie dalla grandezza ben al di sotto di quella prevista dalle norme, le bestie si muovono a fatica ammassate tra di loro, condividendo il poco spazio a disposizione con carcasse di volatili, ratti, e parassiti. Questi ultimi sono della specie degli acari rossi, che si nutrono del sangue succhiato dalle galline mentre dormono. I pavimenti, così come le gabbie, sono ricoperti di escrementi e sporcizia.

Cosa dice la legge

La direttiva europea 99/74 prevede che le gabbie debbano essere alte almeno 45 cm e che le galline possano muoversi su una superficie di 750 cm². Nido, posatoi, mangiatoia e abbeveratoi hanno grandezze ben precise per ogni esemplare allevato. Col rispetto di queste norme si renderebbe meno brutale l’allevamento intensivo che permette di aumentare la produzione a oltre 300 uova all’anno per esemplare (contro a un massimo di 100 deposte in natura), ma accorcia la vita delle galline a circa un anno e mezzo, mentre all’aria aperta sarebbero capaci di raggiungere dieci anni di età.

Il “lager” degli animali

“Questo allevamento degli orrori si trova il Lombardia e produce 300mila uova al giorno per la grande distribuzione” scandisce la voce del giornalista Piergiorgio Giacovazzo, “quindi nelle sue gabbie, tutte completamente fuori norma, ha circa 300mila animali”. Matteo Cupi, rappresentante italiano per l’associazione Animal Equality, durante il servizio mostra la carcassa di una gallina “morta sicuramente da settimane, il proprietario dell’allevamento la sta lasciando decomporre mentre le proprie compagne posano le loro zampe tutto il giorno su questa carcassa. Abbiamo riscontrato anche dei casi di cannibalismo (tra le galline ndr)”. “Il petto di queste galline va a finire nei prodotti confezionati come le crocchette di pollo, i würstel e gli hamburger” conclude Cupi.

Cosa chiedono gli animalisti

L’associazione animalista sta raccogliendo firme per una petizione da presentare al ministro dell’Agricoltura e ai consorzi di produttori Assoavi e Unaitalia. Gli attivisti sperano in una messa al bando dell’allevamento in gabbie, in modo da “liberare” il 65% degli esemplari che vive negli allevamenti intensivi del nostro paese, su una popolazione totale di 42 milioni di galline in tutta Italia. 

Pollai a norma

Le telecamere di Rai 2 si spostano quindi in un allevamento a norma, in buone condizioni igieniche, dotato di nido per la deposizione delle uova e reparto infermeria per le galline ferite. Vittorio Roberti, l’allevatore che mostra le sue gabbie conformi alla direttiva, commenta indignato le immagini dell’allevamento intensivo, “da fermare e risanare, quantomeno quello”. 

Uova italiane

Con una produzione di 794mila tonnellate all’anno, l’Italia è il terzo produttore europeo di uova. Dagli allevamenti del continente ne vengono vendute ogni anno circa 6 milioni e mezzo di tonnellate. Il rispetto delle condizioni degli animali si sta imponendo sempre di più come tema di primo piano nelle dibattiti per la riforma della Politica agricola comune. “Non c’è bisogno di essere animalisti come i volontari di Animal Equality per comprendere che il benessere degli animali d’allevamento è strettamente legato alla salute di chi li consuma”, conclude Giacovazzo.
 

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