"L'Ue non ha fatto abbastanza per proteggere le api", la Corte dei conti boccia Bruxelles

Critiche alle politiche agricole e ambientali della Commissione. Anche la strategia specifica lanciata nel 2018 non ha portato a cambiamenti significativi. Mentre sui pesticidi le regole sono basate su assunti ormai superati e sono state concesse troppe autorizzazioni di emergenza

L'Unione europea non ha fatto abbastanza per proteggere gli impollinatori selvatici, tra cui le api, da cui dipende un pezzo importante della biodiversità e dell'agricoltura. E' quanto sostiene la Corte dei conti europea in una relazione in cui si analizzano le politiche Ue degli ultimi anni in tema di ambiente, tra cui la politica agricola comune. 

"Gli impollinatori, come api, vespe, sirfidi, farfalle, falene e coleotteri - scive la Corte dei conti - contribuiscono in maniera significativa all’aumento della quantità e della qualità degli alimenti a noi disponibili. Negli ultimi decenni, tuttavia, la quantità e la diversità degli impollinatori selvatici sono diminuite, principalmente a causa dell’agricoltura intensiva e dell’uso dei pesticidi". Eppure, proprio "la loro diminuzione dovrebbe essere interpretata come una grave minaccia al nostro ambiente, all’agricoltura e ad un approvvigionamento alimentare di qualità”.

La Commissione europea ha lanciato un'iniziativa specifica per proteggere gli impollinatori solo nel 2018, ammettendo implicitamente che le leggi in vigore, come la strategia per la biodiversità 2014-2020, non sono state sufficienti a frenarne la scomparsa. Ed è proprio questo che la Corte sottolinea nella sua relazione: “Le iniziative finora intraprese dall’Ue per proteggere gli impollinatori selvatici si sono purtroppo rivelate non abbastanza incisive da produrre i frutti sperati”.

Sebbene la strategia dell’Ue sulla biodiversità fino al 2020 non prevedesse alcuna singola azione specificamente destinata ad invertire il declino degli impollinatori selvatici, quattro degli obiettivi da essa stabiliti potrebbero indirettamente favorire tali specie animali. Tuttavia, dalla revisione intermedia della strategia realizzata dalla Commissione, è emerso che per tre di tali obiettivi, i progressi erano stati insufficienti o nulli. La revisione ha inoltre individuato proprio nell’impollinazione uno degli elementi più degradati negli ecosistemi dell’Ue. La Corte ha inoltre constatato che l’iniziativa a favore degli impollinatori non ha condotto a modifiche significative delle principali politiche.

La Commissione, dicono sempre i giudici contabili, non si è avvalsa inoltre delle opzioni disponibili in termini di misure di conservazione della biodiversità previste da altri programmi, quali la direttiva Habitat, la rete Natura 2000 e il programma Life. Quanto alla Pac, la Politica agricola comune, "la Corte ritiene che sia parte del problema, non parte della soluzione. In una recente relazione, la Corte è giunta alla conclusione che gli obblighi di inverdimento e lo strumento di condizionalità previsti nel quadro della Pac non sono stati efficaci nell’arrestare il declino della biodiversità nei terreni agricoli".

Infine, la Corte sottolinea inoltre che l’attuale normativa in materia di pesticidi non è in grado di offrire misure adeguate per la protezione degli impollinatori selvatici. La normativa attualmente in vigore prevede misure di protezione per le api mellifere, ma le valutazioni dei rischi si basano ancora su orientamenti obsoleti e poco in linea con i requisiti normativi e le più recenti conoscenze scientifiche.

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A tale riguardo, la Corte sottolinea che il quadro dell’UE in materia ha consentito agli Stati membri di continuare ad utilizzare pesticidi ritenuti responsabili di ingenti perdite di api mellifere. A titolo di esempio, tra il 2013 e il 2019 sono state concesse 206 autorizzazioni di emergenza per tre neonicotinoidi (imidacloprid, tiametoxam e clothianidin), sebbene il loro uso sia soggetto a restrizioni dal 2013 e l’impiego all’area aperta sia severamente vietato dal 2018. 

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